reinterro-albero-2019
3 dicembre 2020

Società

30 anni, 14 metri alto, è vivo e tornato nei boschi. L’albero di Natale 2019 del comune di Campobasso reinterrato e salvo


E’ tornato a casa. L’albero del Natale 2019 della città di Campobasso, un abete rosso di 30 anni per 14 metri di altezza,è salvo e continuerà a vivere tra i giganti verdi. Dopo essere stato espiantato per portare il profumo del bosco e delle resine ai campobassani in piazza Municipio, e a tutti gli abitanti del Molise, a distanza di un anno è ufficialmente salvo. Tenendo fede alla direzione ecologista che hanno voluto imprimere al Natale campobassano, il rappresentante del Gruppo AWA, Raffaele D’Elia e l’amministrazione comunale guidata da Roberto Gravina, con il team dell’UCI regionale (Unione Coltivatori Italiani) della Wac e della Coop. Sociale ASSeL Assistenza e Lavoro, gli Sprar/Siproimi Karibu e Integramondo, i referenti del Rei, Pon, Servizio Civile Agorà e gli altri settori d’intervento del Gruppo, assieme ai responsabili dell’Ambito Territoriale Sociale di Campobasso, l’alberodi Natale dell’anno scorso è stato rigorosamente “vero” e realizzato con la collaborazione dei migranti accolti a Campobasso. Il gruppo UCI AWA ha regalato una nota di festa ecologica attraverso il simbolo tradizionale per eccellenza. La collaborazione tra il gruppo che gestisce i servizi sociali dell’ambito di Campobasso e l’amministrazione comunale ha avuto successo e ha dato vita ad un momento di condivisione nello spirito natalizio. L’albero era stato acceso nel tardo pomeriggio del 13 dicembre 2019, il giorno di Santa Lucia. Grazie all’evento “Natale sotto l’albero”,erano stati chiamati a raccolta tanti artigiani, tecnici e creativi molisani. Tutti per preparare a festa l’albero made in Molise, proveniente da un vivaio locale, quello di Mignogna.

L’albero, che ha dato vita al magico Natale campobassano, è un abete rosso di circa 30 anni, il cui habitat sono i boschi, tipici delle zone, per intenderci, di Babbo Natale. Per reggere un’altezza di circa 14 metri, ha sviluppato un apparato radicale poderoso. Per intaccare il meno possibile le radici principali, era stato espiantato con tutta la zolla radicale. L’operazione, effettuata con un escavatore di grosse dimensioni, ha avuto un costo economico superiore, ovviamente, rispetto ad un espianto più contenuto, ma l’obiettivo doveva essere la salvezza della pianta e a distanza di un anno l’albero è ufficialmente salvo. L’abete, infatti, è stato ripiantato, curato con radicalizzanti e trattato in modo da non farlo deperire e ammalare. Il giusto ringraziamento per la magia che ha creato. Quest’anno lo stesso abete non potrà chiaramente essere riutilizzato, ha bisogno di tempo per rigenerarsi e tornare a crescere forte e robusto.Tra circa 6 o 7 anni potrà portare di nuovo l’atmosfera natalizia in città o altrove.
Ma è alle porte il Natale 2020, che sarà ricordato, ahinoi, come “il Natale al tempo del Covid”. .
Perché un albero vero? Intanto perché porta in città la magia e l’allegria del Natale, i suoi colori, i suoi profumi, la bellezza della vita e della maestosità della natura. E poi per il rispetto dell’ambiente, per restituire verità al Natale. A maggior ragione in questo momento storico, contrassegnato dalla pandemia da Covid. L’inquinamento e i cambiamenti climatici, si è visto, sono un fattore moltiplicatore nella diffusione del virus, ma soprattutto è l’abuso che abbiamo perpetrato ai danni del pianeta alla base di queste zoonosi (lo spillover, il cosiddetto salto di specie per cui un patogeno, in genere un virus, può passare direttamente dall’animale all’uomo) che si propagano tramite via aerea. In questo scenario, come fa sapere la prestigiosa Fondazione Veronesi, se non si verificherà un’inversione di tendenza nella crescita demografica umana e, soprattutto, se non si gestirà il nostro rapporto con l’ambiente in maniera più sostenibile, le zoonosi infettive sono destinate ad aumentare come frequenza nei decenni a venire, generando pandemia sempre più violente e “globali”.
Se guardiamo ad un mondo plastic-free per il futuro, l’abete vero, dal punto di vista della sostenibilità, batte quello sintetico. Proviene dai vivai e non è frutto di deforestazione. Ad affermarlo è il Pefc, l’ente normatore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale, che evidenzia come e quanto le emissioni di produzione e smaltimento degli alberi artificiali pesino addirittura quattro volte di più rispetto a quelli naturali. Le dichiarazioni dell’ente sono rafforzate da uno studio pubblicato su The Guardian, secondo cui i cinque milioni di abeti in plastica acquistati in media ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina. Importante, però, per chi acquista l’albero naturale è prediligere quelli locali o che provengono da una filiera corta. L’albero di Natale vero, in sostanza, è meglio di quello di plastica recuperato dalla cantina o dalla soffitta, può essere trapiantato in giardino appena concluse le feste e avere così nuova vita.
Non ci resta che attendere l’albero di Natale per questo insolito 2020 che passerà alla storia. L’abete della città di Campobasso sarà vivo per rinnovare il messaggio di speranza, quanto mai attuale in tempi di pandemia.


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