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27 novembre 2020

News Calabria

AUGIAS CHIEDA SCUSA AI CALABRESI


di Daniela Grandinetti
Ieri mi stavo accingendo a scrivere un post, poi la notizia della morte di Maradona ha sovvertito l’ordine delle cose e dei pensieri. Tuttavia, essendo una cosa alla quale tengo, lo faccio oggi, con l’intenzione di recapitare questo pezzo al destinatario: AUGIAS.
Ieri mattina nella mia scuola si è svolto un convegno in occasione della giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne: un’iniziativa densa e interessante, seguita dai ragazzi on line. Ne sono state protagoniste donne (calabresi) che ricoprono incarichi importanti: la presidente del Tribunale dei minori, una magistrata (Vice Presidente dell’associazione donne magistrato), una neurologa, referente del centro antiviolenza ASP di Catanzaro, una psicologa che opera in un cento antiviolenza, una commissaria della polizia di stato e altre figure. Mi sono dilungata nelle cariche perché è importante inquadrare ciò che voglio dire.
Questa iniziativa è seguita ad altre due nella scorsa settimana: due incontri con autori in diversi giorni, con un’interazione tra scrittori e studenti e studentesse che ha fotografato la curiosità, il voler colloquiare in modo pertinente su temi difficili e delicati.
In una parola: in questi tempi di DaD un successone che rincuora.
E’ di qualche giorno fa il brutto articolo (al solito provocatorio) di Feltri, che appena tocca penna finisce per fare il giro dei social: esattamente ciò che il narciso Feltri esige da noi. Personalmente e per inciso: di ciò che dice Feltri non me ne può frega’ de meno.
Ma se a scrivere una frase con un significato davvero sgradevole (eufemismo per razzista) è uno considerato un giornalista di pregio, con una carriera onorevole, un intellettuale di questo paese come Augias, la reazione c’è, salto sulla sedia, perché davvero non capisco cosa stia succedendo in questo paese da “allontanare” personaggi come lui o anche Serra e talvolta Cacciari, per citarne alcuni, così inutilmente sciatti e offensivi (se non il rapporto con la politica che entra a gamba tesa con il padrone di turno)
Così vorrei analizzare la frase scritta da Augias ieri su Repubblica, che ha scritto, a proposito di una lettera sulla Calabria e le vergognose vicende che hanno coinvolto la regione: “la Calabria non è una terra normale, è una regione dove la criminalità coincide spesso con la restante società e anche con le istituzioni. I calabresi votano nomi imposti dalla malavita.”
Ora che la Calabria non sia una terra normale è giusto dirlo, non possiamo nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma attenzione: affermare che “la criminalità coincide con la restante società” equivale a dire che io sono una criminale, una connivente, una che vota i malavitosi. Io con milioni di persone come me.
No, caro Augias, io non amo il campanilismo, non amo nemmeno le discussioni che ci girano attorno, ma qui è questione di pressappochismo e dignità e che sia lei a usare parole che diffondono il luogo comune che siamo tutti così, quindi senza speranza, mi offende profondamente.
Vede Augias io ho vissuto per trent’anni della mia vita in Toscana e quando ero giovane e piena di belle speranze ho iniziato a lavorare a Firenze in un settore affascinante: organizzavo eventi. Non la faccio lunga perché su questa esperienza potrei raccontare di tutto (compresa la corruzione nelle università che ho toccato con mano, i congressi che per alcuni docenti erano soldi facili e a nero con la complicità delle agenzie che lavoravano perché lo garantivano) dico soltanto che ho iniziato in proprio perché avevo un “padrino” e ho anch’io accettato compromessi, ma morto lui prematuramente sono rimasta con il sederino a terra e ho “dovuto” smettere perché le gare, gli appalti, giravano secondo le clientele. Un giorno venne da me una giovane donna, diciamo un’amica, che mi disse che avevo bisogno di conoscenze, che mi avrebbe introdotto a qualcuno vicino alla massoneria, che quello era l’unico modo per lavorare e uscire dalle difficoltà in cui mi ero cacciata. Inutile dire che non ho visto l’ora di venir fuori da tutto, ho chiuso la società e quel periodo della mia vita. Ed è stata una benedizione perché ho iniziato a insegnare, e mi si è aperto un mondo, ho trovato quello che davvero volevo fare.
Sono tornata in Calabria ormai da cinque anni: dovrebbe venire, signor Augias, a vedere la vitalità di questa terra, non una vitalità di facciata, dovrebbe essere raccontato l’impegno di centinaia di giovani che qui sono rimasti, attaccati con le unghie e i denti succhiando il sangue alle pietre, che senza soldi in tasca operano in settori difficili come la cultura, sì la cultura signor Augias, ha capito bene, o l’agricoltura biologica, in una terra dove il traffico del nord dei rifiuti tossici è affidato alla ‘ndrangheta e scaricato qui.
La rabbia in questo momento è talmente alta che potrei continuare, ma vorrei in conclusione dirle due cose: questa settimana tre eventi scolastici mi hanno ridato linfa (perché io poi sono una che raccolgo il feedback in classe) e io in vent’anni di insegnamento mai avevo avuto tanto in ritorno e non mi fraintenda: è che “lassù” la cultura è data per scontata, si sa che siete civilizzati. “Quaggiù” invece passa per l’acquisizione di una consapevolezza che ancora manca, ecco perché nel nostro caso un po’ di sano campanilismo è salutare, perché per troppo tempo siamo stati convinti di essere piccoli, brutti, sporchi e cattivi. E voi volete continuare a crederlo: siamo laboratorio di affari loschi, di clientele, ecco perché non riescono neanche a eleggere un commissario per la sanità, caro Augias, da lì a qui (perché qui non siamo ritenuti all’altezza è ovvio, lo dice lei stesso nella sua frase ).
Lei deve chiedere scusa, e non a me, ma alle migliaia di studenti che qui stanno crescendo, quelli che ho visto e con cui IO interagisco ogni giorno. Io non sono degna, loro sì.
E questo, dopo la sua grave affermazione, è un dovere morale.
Ah! Mi raccomando: dica alla “sua” sinistra che niente accade per caso. In separata sede potrei offrirle buoni argomenti.
Che l’Italia sia fatta e non gli italiani non mi scandalizza possa essere testimoniato da Salvini, da lei mi indigna e non poco.
Mi duole, perché in passato l’ho stimata, ma oggi, lei, come altri, sembrate impazziti tutti.
Attendo pubbliche scuse.


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