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22 febbraio 2019

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Calabria magica: la leggenda della sirena Ligea e il golfo di Sant’Eufemia


Questa è la storia di Ligea, la bellissima sirena che con le sorelle Leucosia e Partenope abitava un tempo nel mare di Positano, precisamente nella zona dei tre scogli detti Li Galli, dagli antichi chiamati anche Sirenuse.

Si racconta che le sirene fossero un tempo delle meravigliose ninfe e avessero la coda di pesce, a volte anche le ali, per punizione divina, essendosi rifiutate di aiutare Demetra, dea delle messi, a ritrovare la figlia Persefone rapita da Ade e portata negli Inferi.

E così le tre capricciose creature, rifiutate dal mondo intero, trascorrevano il tempo a suonare e a cantare, inventando le più belle melodie e ammaliando i marinai che passavano da quelle parti i quali spesso, per cercare di raggiungerle, naufragavano e annegavano, perdendo la vita a causa loro.

Ligea era la più piccola, chiamata la melodiosa perchè il suo canto era il più soave mai sentito sulla terra e tutti coloro che avevano avuto modo di ascoltarla da lontano, marinai, pescatori e abitanti della costa, ne erano affascinati.

La fama delle Sirene era talmente grande che anche Ulisse, nelle sue peregrinazioni, quando giunse nelle loro vicinanze de Li Galli fu preso dal desiderio di ascoltare il loro canto e, furbescamente si fece legare all’albero maestro, riuscendo così a resistere alla tentazione di avvicinarle.

Le sirene, umiliate nell’amor proprio, negate nella ragione stessa di esistere, si gettarono nelle acque più profonde e annegarono miseramente. Le onde del mare gettarono di qua e di là i loro corpi: Leucosia, colei dalle candide membra, finì sul litorale di Posidonia (l’odierna Paestum), Partenope, colei che ha corpo di vergine, là dove poi sorse Napoli, mentre Ligea la melodiosa, la più giovane delle sorelle, nel golfo di Sant’Eufemia, presso l’odierna Lamezia Terme.

Secondo la leggenda Ligea fu sepolta sulla riva ghiaiosa dell’Okinaros (cioè il fiume Bagni) dagli abitanti del luogo, i quali eressero alla sirena un tempio votivo e dedicarono un particolare culto religioso. La sua immagine è raffigurata sulle bellissime monete ritrovate tra i reperti archeologici degli scavi di Terina, a Sant’Eufemia Vetere di Lamezia Terme.
Annamaria Persico


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