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22 ottobre 2020

Cultura, eventi, spettacoli e sport

«Calabria, terra mia» trionfa al Festival del Cinema ma non tra i calabresi. Il viaggio di Bova tra congiuntivi persi e tovaglie a quadretti


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Il corto, che da ieri impazza sui social, pare non abbia soddisfatto i calabresi e ha suscitato pareri pittosto negativi. Se da un lato è apprezzabile lo sforzo compiuto dalla Regione e dalla compianta presidente (1.700.000 euro), dall’altro non ci si riconosce in una visione non solo agiografica ma anche distratta e superficiale della Calabria, dialoghi scadenti (e anche sgrammaticati) e carenza di contenuti a metà tra lo spot pubblicitario e immagini da film-commedia americano.

È stato presentato alla Festa del cinema di Roma il cortometraggio “Calabria, terra mia”, scritto e diretto da Gabriele Muccino. L’opera, fortemente voluta dalla compianta presidente della Regione Jole Santelli, scomparsa il 15 ottobre scorso, è stata proiettata in anteprima assoluta nel Teatro Studio “Gianni Borgna”, alla presenza di Muccino, degli attori protagonisti, Raoul Bova e Rocìo Munoz Morales, e del producer Alessandro Passadore.

Nel posto riservato al presidente Santelli è stato posizionato un grande mazzo di rose rosse e bianche. In sala tante personalità del mondo istituzionale e della cultura, tra cui il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, gli assessori regionali Gianluca Gallo, Fausto Orsomarso, Sergio De Caprio, Sandra Savaglio, Francesco Talarico e Domenica Catalfamo, parlamentari e consiglieri di tutti gli schieramenti politici, il sottosegretario Anna Laura Orrico e il commissario della Calabria Film commission Giovanni Minoli.

Il cortometraggio, prodotto da Viola film per Regione Calabria, dura 8 minuti e racconta la storia di un uomo (Bova) che porta la sua compagna (Munoz Morales) a conoscere per la prima volta la Calabria, in un viaggio alla scoperta degli angoli più suggestivi della regione. Protagonisti assoluti sono gli agrumi più caratteristici della Calabria – il bergamotto, il cedro, le clementine e il limone di Rocca Imperiale -, che rappresentano il filo conduttore dell’opera. Il tutto condito dalle effusioni amorose dei due fidanzati, tra un «quanto sei bella» di Bova e la promessa di Rocìo: «Da qui non me ne vado più».

Annamaria Persico


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