torrente-corvino
19 dicembre 2015

Società

Centraline idroelettriche. Lettera aperta al sindaco di Buonvicino


Abbiamo letto sulla stampa la proposta fatta dai consiglieri di minoranza del suo Comune riguardante la possibilità di costruire una o più centraline idroelettriche lungo gli affluenti e lo stesso fiume Corvino. La cosa ci preoccupa non poco, in quanto quando si mette mano all’AMBIENTE questo vuol dire solo costruzioni di strade, dighe, riduzione della quantità dell’acqua, sfruttamento di risorse naturali in mano a privati. Una centrale idroelettrica, ad esempio, non può essere costruita in qualunque posto perché sono necessari degli elementi contingenti al territorio.

Stiamo parlando della vicinanza di un fiume di portate sufficienti a fornire l’immagazzinamento dell’acqua, della possibilità di far “saltare” l’acqua da altezze consistenti necessaria per sprigionare più energia, dello spazio sufficiente per la creazione di dighe che raccolgano l’acqua stessa. Infine, la stessa creazione di una diga è possibile soltanto se il territorio lo permette in base alla caratteristiche geologiche del terreno. L’insieme di queste necessità fa sì che sono necessari attenti studi per poter individuare quei punti in cui la realizzazione di una centrale idroelettrica diventa possibile. E questo riguardante il territorio di Buonvicino è abbastanza centrato, anche perché il comune risiede in zona Parco e quindi in aree protette e anche in aree dove il rischio idrogeologico è abbastanza elevato.

Un altro ordine di problemi è causato dalla necessità di spazio per la costruzione del complesso diga + centrale idroelettrica. Il sistema ha infatti bisogno di occupare molto spazio e quindi questo può portare alla riduzione o alla scomparsa di habitat adatti alla vita degli animali o di aree agricole utilizzabili dall’uomo. Inoltre la presenza della diga fa sì che i pesci non sono più liberi di nuotare liberamente in direzione del mare, con la conseguenza che anche la vita nell’acqua del fiume può ridursi notevolmente.

Le stesse dighe bloccano anche il trasporto di materiali solidi dei fiumi, come ghiaia e sabbia, alterando il riequilibrio naturale dell’erosione del mare lungo la costa: si può quindi dar luogo a fenomeni di erosione costiera. Riguardo al problema dell’apporto di sabbia verso il mare sappiamo tutti come la spiaggia di Diamante si sia notevolmente ridotta e un nuovo possibile blocco di apporto aumenterebbe ancora di più tale problematica.

Pensiamo quindi che la questione sia molto delicata ed occorrerebbe quindi uno studio approfondito sui costi e i ricavi e soprattutto uno sguardo all’ambiente che nella richiesta fatta dalla minoranza non è stato in alcun modo preso in considerazione.

Restiamo comunque disponibili ad un confronto su questi argomenti.

Distinti saluti
Francesco Cirillo del Movimento ambientalista del Tirreno


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