tariffario
18 gennaio 2019

Libri e dintorni

Come eravamo: ‘A zzâ Filippa e le case di tolleranza a Catanzaro


Di recente i social hanno dato ampio spazio ad un originale e quanto mai curioso saggio sull’Eros nella letteratura popolare e le case di tolleranza a Catanzaro, Curiosità erotiche e salute pubblica in Calabria. ‘A zzâ i Filippa e le case di tolleranza a Catanzaro (Il Coscile).

L’autore, Antonio Iannicelli, castrovillarese residente da tempo nel capoluogo, non nuovo a ricerche di interesse peculiare, attingendo dagli archivi della città (Archivio di Stato, Archivio storico Comunale, Archivio dell’Arcidiocesi e Archivio Manicomio in Girifalco) ha ricostruito un pezzo di storia sociale del capoluogo, di inizio secolo scorso, descrivendo, attraverso anche le testimonianze di frequentatori delle “case” di quel tempo, comportamenti, costumanze, paure e tolleranze della città. Le memorie, trasmesse con molta disinvoltura e prive ormai di quel falso pudore imposto dalla morale comune, documentano il buon ricordo che tali frequentatori conservavano di quei luoghi, “ove erano stati iniziati al piacere diventando uomini”, e di quel tempo.

Partendo dalla constatazione del cambiamento del nostro comune senso del pudore, della destrutturazione del linguaggio oggi utilizzato e del suo conseguente adattamento alle nuove necessità dialettiche, l’autore riproduce, in un contesto linguistico singolare e con completezza di analisi, le curiosità erotiche dei calabresi, mantenendo quella necessaria “leggerezza” che gli permette di riuscire a cogliere la specificità della poesia erotica popolare quale componente di non poco conto della letteratura popolare calabrese, ad elevarla e a partecipare quel coinvolgimento necessario per la riaffermazione della sua dignità, al pari della cultura egemone.

A parlare in questo saggio di Iannicelli non è solo la gente comune, con i proverbi, i detti ed i racconti a contenuto erotico, ma sono soprattutto i nostri poeti e scrittori calabresi, da Ammirà a Padula, da Donnu Pantu a Pane, da Butera ad Enotrio passando per Alvaro, constatando, come la poesia erotica calabrese, quale espressione letteraria, nel corso dei secoli, non è stata affatto “minore”.

Grazie alle testimonianze di chi visse “il bel tempo”, sono descritte le diverse “case”, ognuna con la propria peculiarità e specialità. Conosciamo le loro tenutarie: Annarella, donna Peppina, Renata, Gina. Si scopre che le accorte e intraprendenti meretrici del bordello di Catanzaro, usavano – per i clienti più esigenti –‘i bbrachessíni c’ ‘u spaccu, specie di intimo per donna con due larghe fessure, sul davanti e sul di dietro.

Circa l’uso che ne facevano, nell’esercizio dello loro pratiche voluttuose, non ci sono dubbi! Servivano a soddisfare la libidine voyeuristica di qualche cliente particolare o più propriamente ad indicare il desiderio nascosto di manifestare la propria virilità, come fanno, ancor oggi, molti uomini, che dopo aver consumato un rapporto sessuale, nel compiacersi con gli amici, affermano, con orgoglio:‘a spaccái.

In un’alchimia di documenti d’archivio, testimonianze di vecchi frequentatori e addirittura di oggetti donati da collezionisti, l’autore, componente del Circolo di Filatelia e Collezionismo Vario di Catanzaro, è riuscito a fornire al lettore un’accattivante visione della Catanzaro dello scorso secolo, quando il Capoluogo, ricco di caserme, era popolatissimo di militari, principali frequentatori delle “case”, tutte collocate nel centro storico.

Un libro curioso, interessante per originalità di contenuti, per come si è espresso l’antropologo Domenico Scafoglio, nella presentazione: “ricco di elementi utili per la costruzione di una etnografia della sessualità popolare, ormai soggetta a trasformazioni a volte radicali, che rischiano di devastare le forme creative tradizionali dell’erotismo e dell’amore”.

Riscopriamo con questa lettura tanti modi di dire e tantissimi modi d’essere di noi meridionali perché “il testo è impreziosito da piccole gemme dialettali, voci significative con un’intensa carica semantica, ormai sparite dal linguaggio comune”, per come riporta l’Etnolinguista Michele De Luca nella postfazione del lavoro
Una fatica che scava, “senza gli eccessi della curiosità pruriginosa” , e per la prima volta, dentro i lati oscuri di una città di provincia.
Silvestro Bressi


Leggi anche...



News Lamezia e lametino
Lamezia bene comune su critiche Mascaro a Trame:...

Nei prossimi giorni, con la nona edizione di Trame, ancora una volta nella nostra città,...


Cultura, eventi, spettacoli e sport
«La scuola… secondo Mattia»: il 20 giugno...

«La scuola… secondo Mattia-Testimonianza pedagogica e umana di un alunno down che non...


Cultura, eventi, spettacoli e sport
Unical. Pupo e Costabile: «Il mondo della cultura...

Esprimiamo forte preoccupazione – dichiarano Spartaco Pupo e Giancarlo Costabile, docenti...


News
7 trucchi per arrivare a fine mese (e a fine...

Arrivare a fine mese e stupirsi di quanto si abbia speso, è un classico. Tra spese...