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11 gennaio 2019

Salute, benessere e ambiente

Con la vendemmia 2018 il vino italiano torna a pieno regime


A distanza di 12 mesi la produzione vinicola italiana recupera quasi per intero le perdite registrate con la vendemmia 2017. Secondo le stime definitive di Assoenologi, l’aumento rispetto alla raccolta passata è di circa il +24%, pari a circa 52.600.000 ettolitri di vino (nel 2017 furono 42.500.000). Incrementi che vanno dal +10/15% di Sardegna e Abruzzo fino ai +35/40% di Piemonte, Lazio e Umbria.

Anche quest’anno Assoenologi è stata particolarmente attenta e cauta nelle sue stime. Ormai infatti i cambiamenti climatici possono creare, anche in territori limitrofi, transazioni da clima continentale a clima tropicale. Questo può determinare importanti differenze dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo. Oltre al recupero delle quantità, Assoenologi sottolinea come la qualità si presenti anche quest’anno eterogenea, buona, con diverse punte di ottimo e alcune di eccellente. Le rilevazioni, come al solito, sono il frutto delle valutazioni condotte dalle 17 sedi periferiche che l’associazione ha a copertura del territorio nazionale. I dati sono poi confrontati con altre informazioni acquisite dalla sede centrale consentendo così ad Assoenologi di formulare in modo obiettivo e veritiero (tra fine agosto – inizio settembre) le prime previsioni sulla vendemmia e, nei primi giorni di novembre, le stime definitive della produzione.

«Il 2018 presenta», è il commento del presidente Riccardo Cotarella, «valori medi di un’annata di piena produzione, che vanno a compensare il forte calo registrato nella passata campagna, che è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata. Assoenologi ritiene non solo inopportuno, ma anche scorretto che alcuni operatori del mercato vitivinicolo speculino sull’aumento di produzione al fine di ridurre il prezzo dei vini della vendemmia 2018. Non è la prima volta che succede e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima. Noi saremo sempre in prima fila per comunicare la verità a salvaguardia specialmente dell’interesse dei produttori».

La prima regione a raccogliere è stata la Sicilia a fine luglio, seguita da Puglia e Lombardia con le varietà precoci. La vendemmia è terminata in novembre con il Nebbiolo della Valtellina, i Cabernet dell’Alto Adige, l’Aglianico della Campania e i vitigni autoctoni dell’Etna, fino ad arrivare alle uve per i vini da dessert della Sardegna (Malvasia e Nasco).

Per quanto riguarda la qualità, l’andamento climatico, secondo il report di Assoenologi, ha messo a dura prova il lavoro dei viticoltori, che hanno dovuto effettuare numerosi trattamenti per mantenere la sanità delle uve a causa della peronospora presente un po’ ovunque. Il risultato è stato, anche a detta di alcuni enologi da noi intervistati, un quadro molto positivo per i vini bianchi che si distinguono per freschezza, acidità e leggerezza. Un po’ meno buono, invece, per quanto riguarda i rossi.

In Piemonte la raccolta è stata abbondante specie nelle aree non a Dop. Secondo Assoenologi la qualità delle uve è risultata complessivamente ottima, con punte di eccellenza. Le uve rosse autoctone più pregiate, tra cui la Barbera per la Docg Nizza e il Nebbiolo per le Docg Barolo e Barbaresco, hanno beneficiato del clima favorevole di settembre. I primi riscontri hanno evidenziato buone gradazioni zuccherine e caratteristiche ideali per l’affinamento in legno. A detta dell’enologo Giuseppe Caviola l’andamento climatico poco clemente ha richiesto tuttavia un’attenzione maggiore nel vigneto, specie nel biologico, e chi ha sottovalutato la peronospora si è trovato a perdere fino al 20-30% della produzione. (Fonte Civiltàdelbere.it)


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