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17 dicembre 2015

Cultura, eventi e spettacoli

Cosa c’è di sbagliato nel mondo secondo Chesterton


Fresco di stampa per i tipi della Rubbettino Cosa c’è di sbagliato nel mondo, un testo scritto nel giugno del 1910 da Gilbert K. Chesterton ma ancora di sorprendente attualità.

Qui di seguito, riportiamo una parte della prefazione al volume di Marco Sermarini

La nostra società sta provando quello che Chesterton aveva previsto cent’anni fa. Enorme disparità tra ricchi e poveri, la famiglia considerata d’impaccio mentre si cerca di sdoganare come famiglie cose che non lo sono, la scuola un caos, l’educazione come addestramento di animali da circo, le nostre libertà basilari attaccate e l’invenzione di “nuovi diritti” in nome di non si sa bene cosa, se non l’arbitrio e la dittatura del relativismo. «Non solo siamo tutti nella stessa barca ma abbiamo tutti il mal di mare», dice Chesterton. Sempre un grande. Giustamente Chesterton poi dice che, mentre siamo d’accordo sul male, non siamo d’accordo su quale sia il bene. La questione è tutta qui, è la questione dello scopo. Gli ideali borghesi sono la rovina della nostra vita e invece crediamo che siano l’approdo unico, naturale e irrimediabile delle nostre settimane. Chesterton ci dimostra che siamo nati liberi e dobbiamo rimanerci.

Leggete qui: «Nessun uomo domanda più ciò che desidera, ogni uomo chiede quello che si figura di poter ottenere. E rapidamente la gente si dimentica ciò che l’uomo voleva davvero in principio; e dopo una vita politica vivace e di successo, un uomo dimentica se stesso. Il tutto diventa uno stravagante tumulto di seconde scelte, un pandemonio di ripieghi. Questo tipo di flessibilità non solo impedisce ogni robustezza eroica, ma impedisce anche un qualsiasi compromesso realmente pratico». Il libro varrebbe la pena di essere letto anche solo per questo formidabile inciso.

“Selvaticità domestica”: «è la singolare psicologia dell’agio e del lusso che falsifica la vita», «c’è un presupposto plutocratico alla base della frase “Perché una donna dovrebbe essere economicamente dipendente dall’uomo?”». Rivoluzione pura, quella vera, non la stupidità del gender, annessi e connessi. Hudge e Gudge sono la perfetta rappresentazione di come noi, il povero Jones che cerca cose normali come sposarsi, farsi una casa e lavorare con le proprie mani, siamo letteralmente “intortati” dal potere che ci porta via la proprietà, l’indipendenza e la dignità, quindi tutta la libertà. E poi c’è il motto della Società Chestertoniana, «se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male», cioè l’inno al dilettantismo, al “facciamo una cosa perché la dobbiamo fare e non aspettare quando avremo novant’anni”, al coraggio di dire la nostra in ogni circostanza, il no all’idea che per fare qualcosa bisognerebbe essere sempre e solo professionisti (e allora giù il ricorso a psicologi, specialisti, tuttologi…). Pagine splendide sull’educazione, sulla famiglia, su tutto.

Gilbert Keith Chesterton (Londra, 29 maggio 1874 Beaconsfield, 14 giugno 1936) è stato uno scrittore e giornalista inglese. Scrisse un gran numero di opere di vario genere: romanzi, racconti, poesie, biografie e opere teatrali. Amò molto il paradosso e la polemica. Fra le sue opere ricordiamo L’innocenza di Padre Brown, Il segreto di Padre Brown, L’uomo che fu Giovedì, Le avventure di un uomo vivo, L’Osteria Volante, L’età vittoriana nella letteratura.

Rubbettino ha pubblicato L’uomo eterno, (2008), Robert Louis Stevenson, (2012) e Una Breve storia dell’Inghilterra, (2012), Radio Chesterton (2015)


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