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8 giugno 2022

BLOG-le firme di Reportage

«Dieci anni in Litweb»: buon compleanno al Regno (letterario) più divertente che ci sia


di Ippolita Luzzo

Se il mondo è fatto a scale tu prendi l’ascensore, si canticchiava così ai tempi di Raffaella Carrà. Sembra stranissimo che quel mondo non ci sia più, ci ha lasciato anche Raffaella e vorticosamente cambia tutto, ma proprio tutto, durante questi anni impietosi.

Sono passati dieci anni e già non ci credo, eppure è vero è vero è vero, cantandola con Ornella Vanoni che pur rimane con una vitalità invidiabile a testimoniare il passar del tempo.

Dieci anni che già non ricordo più se non li avessi scritti, dieci anni che avrebbero potuto non esserci eppur ci sono stati, per caso fortuito. Rileggiamoli dunque uno per uno, attraverso i post quando credevo ancora alla parola scritta, rileggiamoli con la sensazione che il bel tempo non tornerà mai più, cantandola con Gigliola Cinquetti, Quelli erano giorni sì.

Dieci anni, eppure nel libro che uscirà a giorni troverete solo i pezzi del primo anno, gli altri sono qui, nel nulla del web, ad aspettare che una mano amica li ami come li hanno amati nella Città Del Sole.

Son diventati altro oramai, sono rari, sono quasi spariti ma la lettura rimane, ma lo scritto rimane a testimoniare un tempo che ci lascia indietro, ci lascia qui il tempo e noi stupefatti non lo rincorriamo più.

Faremo i festeggiamenti con un libro in mano.

Nel libro in esergo le parole della Nuova Verde.

La Nuova Verdə, la peggiore rivista su cui pubblicare, escluse le altre. Fondata a Roma nell’aprile 2012 da Pierluca D’Antuono, scrive del Regno della Litweb il 20 marzo 2021, con la conferma di Luca Carelli:“La frase cchiù bella roo munno non è “ti amo” ma “in Litweb” – pronunziata però da Ippolita Luzzo e nessunx altrx”.

Nel libro la prefazione di Giuseppe Giglio:” A leggere Ippolita Luzzo ci si diverte. Propriamente, ci si diverte: svicolando tra gli uomini e le cose che dalle sue pagine – con vivida naturalezza – si animano. Per il brio, la leggerezza, la gioia dello scrivere di Ippolita: anche quando lei racconta di libri impegnativi, che inquietano, che spiazzano. Perché Ippolita è un folletto, un arioso, ariostesco folletto di incontenibile curiosità. Una critica letteraria sui generis, fuori dalle righe, insofferente di mode e parrocchie”

e nell’introduzione le parole di Alessio Barettini: “Un Regno nato per caso e che si chiede come scrive Alessio Barettini: «Può un regno fornire consigli di lettura?

Può un regno non prendersi sul serio, mostrando il mondo delle Sacre Lettere, ciò di cui parla, un po’ meno sacro.”

Troverete nel libro le vostre testimonianze e io vi sono grata perché ogni vostra parola per me è vita, si vive insieme o non si vive affatto.

Un grande abbraccio da un blog che è stata una esperienza umana

Ippolita Luzzo

 


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