pino-dippolito
18 febbraio 2019

News Calabria

D’Ippolito (M5S): «Ospedale di Lamezia in serio pericolo, NO all’integrazione con Mater Domini e Pugliese-Ciaccio»


L’integrazione tra le aziende Mater Domini e Pugliese-Ciaccio di Catanzaro metterebbe in serio pericolo l’ospedale di Lamezia Terme, sia se lo inglobasse, sia se lo escludesse.
Pare che al momento non sia prevista l’annessione dell’ospedale lametino. Tuttavia il progetto, che ostacolerò a ogni costo, difendendo senza resa l’ospedale lametino, solleva grossi dubbi: sul piano legislativo, già rappresentati dal Movimento 5stelle, come sul piano organizzativo e per quanto concerne i bilanci delle due aziende del capoluogo regionale. Allo stato attuale Mater Domini fagociterebbe Pugliese-Ciaccio, che dovrebbe subire una ripartizione delle unità operative imposta dal commissario governativo precedente e perfino accollarsi gli ingenti debiti del policlinico universitario catanzarese, che dalla Regione Calabria continua a ricevere, dal 2012, un corrispettivo annuale superiore di circa 10milioni rispetto a quanto consentito dalla norme.

Se non bastasse, l’integrazione in argomento costringerebbe al rifacimento radicale della rete dell’assistenza, cancellerebbe per sempre la tanto attesa realizzazione del Centro politrauma regionale a Lamezia Terme, in quanto gli investimenti si concentrerebbero sulla nuova e più attrezzata azienda unica, e svilirebbe ruolo e capacità di risposta degli ospedali del territorio, cioè quelli di Lamezia, di Soverato e di Soveria Mannelli, che non possono essere dimenticati o, peggio, abbandonati. Sono convinto che si debba aprire un’ampia discussione politico-istituzionale, anche per non seppellire la nostra proposta di legge, di iniziativa popolare, di riassetto delle aziende del Servizio sanitario calabrese, dolosamente congelata dal Consiglio regionale. Soprattutto, al contrario di quanto pensano diversi consiglieri regionali e i soliti vecchi della politica catanzarese, cui si aggiunge Tonino Scalzo, pronto al cambio di casacca, l’integrazione riguarda anche i rappresentanti parlamentari. Ciò perché la Calabria è in piano di rientro e registra un disavanzo di quasi 200milioni annui, al netto di possibili artifici contabili, da parte della Regione Calabria, volti a non fermare le assunzioni di nuovo personale.


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