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20 settembre 2017

News

Dottoressa violentata nel Catanese. Fnomceo: «Guardie mediche da Carabinieri e Polizia»


«È finito il tempo delle parole, delle dichiarazioni d’intenti e di vicinanza, è finita anche quell’inclinazione, naturale per un medico, di comprendere le ragioni, le paure, gli istinti del paziente, persino quando, spaventato da una diagnosi o dalla malattia, diventa aggressivo.

«Quello che è successo a Catania, e non si tratta purtroppo di un caso isolato, ha ucciso ogni sentimento di comprensione: qui non si tratta di aggressività, ma di violenza gratuita; qui non si tratta di pazienti, ma di delinquenti; qui non si tratta di prendere provvedimenti sul caso specifico, ma di ridisegnare, con interventi strutturali e di sistema, l’intero servizio di guardia medica e di mettere finalmente in sicurezza i nostri professionisti».

Così il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), Roberta Chersevani, interviene sul gravissimo episodio che ha visto la giovane dottoressa di turno in una guardia medica nel catanese essere aggredita e violentata da un suo paziente.

«Dobbiamo renderci conto», prosegue «che l’assistenza sanitaria è sempre più nelle mani delle donne: non possiamo lasciarle sole, non possiamo permettere che vadano al lavoro con la paura di essere picchiate, violentate, massacrate. Le farmacie notturne possono prestare il loro servizio a porte chiuse. Un medico no, ha bisogno di contiguità con il paziente. Per questo dobbiamo agire sugli ambienti di lavoro, rendere i contesti più protetti, ponendoli in luoghi presidiati, dove ci sia altra gente».

«Lancio una proposta, valutiamone la fattibilità: perché non spostare le guardie mediche all’interno delle stazioni dei Carabinieri, che sono capillari sul territorio, o delle postazioni di Polizia? Non occorrono attrezzature sofisticate, è sufficiente quella di un normale ambulatorio».

«Lo stress di un’aggressione», conclude Chersevani «ti resta addosso per sempre. Questa collega, quando si troverà di fronte un paziente, lo vedrà sempre come un potenziale aggressore e questo toglierà serenità, aumenterà la fretta e il rischio di sbagliare. Dobbiamo agire subito: se salta la fiducia, la relazione di cura, salta non solo il servizio di guardia medica, che sarà sempre più disertato, ma tutto il Sistema sanitario».


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