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4 giugno 2019

News

Emergenza Angitola: con i rifiuti emergono incapacità e responsabilità delle classi dirigenti


di Mario Pileggi (geologo del Consiglio nazionale Amici della Terra)

Con l’inizio della nuova stagione balneare, come accade sempre più spesso, emergono alla ribalta della cronaca episodi di degrado e sporcizia dei litorali delle regioni meridionali e, in particolare, della Calabria.
Si tratta spesso di sporcizia e problemi vecchi dei quali nessuno dei soggetti ed Enti preposti si occupa del come e quando risolverli nei mesi che precedono e seguono la stagione estiva.
L’episodio più rilevante emerso nelle scorse settimane nel Golfo di Sant’Eufemia è quello della discarica in prossimità della foce del Fiume Angitola oggetto di apposita interrogazione parlamentare.
Immagini e video dei rifiuti trasmessi dai vari mezzi d’informazione, diffusi ovunque attraverso i social, evidenziano che non è spazzatura depositata e scoperta di recente.
Si tratta di tonnellate di spazzatura accumulata in passato per molti anni sotto gli occhi degli Enti Preposti e oggetto di varie e particolareggiate denunce fatte nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso dal WWF; una ben individuata e indagata discarica, di oltre dieci mila metri cubi di rifiuti solidi urbani, da bonificare con i tre milioni di euro stanziati nel 2014 con il “Patto per la Calabria” e l’altro milione di euro reperito dall’Amministrazione Comunale.
Una discarica che, anche per la sua ubicazione sulla sabbia della preziosa fascia costiera del Golfo di Sant’Eufemia, poteva e doveva essere già bonificata molti anni fa.
Con la recente “scoperta” della spazzatura in prossimità della foce del Fiume Angitola, in pratica, emergono anche incapacità e responsabilità del malgoverno delle classi dirigenti locali e nazionali ad ogni livello di responsabilità, in particolare:
– le scellerate scelte del passato di accumulare tonnellate di rifiuti solidi urbani in corrispondenza di aree di alto pregio ambientale come le dune costiere dell’Angitola e tanti alvei dei corsi d’acqua;
– le fallimentari scelte dei governi nazionali di nominare Commissari Straordinari che hanno sperperato ingenti quantità di denaro pubblico senza risolvere anzi aggravando gli stessi problemi nella Regione;
– l’incapacità anche delle attuali classi dirigenti di unirsi per trovare soluzioni ai problemi della collettività come il risanamento, la tutela e valorizzazione del prezioso patrimonio di risorse naturali disponibili e come consentire ai giovani meritevoli di studiare, specializzarsi e trovare occupazione nella propria regione.
Incapacità e responsabilità emergono anche osservando le immagini rilevate in tempi diversi dai satelliti che mostrano le variazioni morfologiche in corrispondenza delle foci dei corsi d’acqua; e, in particolare le variazioni dello sbocco a mare delle acque raccolte ed incanalate nel Fiume Angitola. Dalle stesse immagini satellitari, pubblicate da Google Earth, emerge che per molti anni la distanza tra la discarica e la foce del Fiume Angitola si è mantenuta di molte centinaia di metri.
Solo l’immagine del 2017 mostra che le acque del fiume sono incanalate verso Sud e la zona della discarica.
Questa inversione del deflusso delle acque e l’erosione della sabbia fino al margine occidentale della discarica ha messo in luce nelle scorse settimane la spazzatura sepolta qualche decennio fa.
Pertanto, i riflettori dei media si sono accesi sulla spazzatura invece che sulle specificità dal ricco patrimonio che caratterizza i cento chilometri di spiagge naturali del Golfo di S. Eufemia e dell’intera Calabria.
Questi episodi, oltre ad oscurare le bellezze della Regione e scoraggiare i turisti, rendono evidente il perché nei cento chilometri di costa del Golfo di S. Eufemia non arrivano turisti in quantità paragonabili agli oltre di 5 milioni di turisti balneari all’anno che popolano i 100 chilometri d spiagge, spesso rifatte, disponibili nell’intera regione Emilia Romagna.
Tra tante specificità del patrimonio costiero oscurate da questi episodi c’è la specificità degli assetti idro-geomorfologici favorevoli allo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre. In particolare, la varietà di terre e acque ricche di minerali e sostanze che alimentano moltissimi e tipici vegetali e animali che costituiscono gli ingredienti fondamentali di quei preziosi prodotti enogastronomici considerati dal New York Times per inserire la Calabria tra i luoghi da visitare nel 2017. Biodiversità favorita pure da un microclima ideale che consente la più lunga durata della stagione balneare del Mediterraneo con tratti di costa caratterizzati da una ventilazione particolarmente favorevole anche per pratiche sportive come il Kitesurf.
Altre preziose risorse naturali della fascia costiera del Golfo che restano oscurate sono i siti d’interesse comunitario (SIC) del “Lago La Vota” Sito “SIC – T9330087” e delle “ Le Dune dell’Angitola” Sito “SIC IT9330089″ di 383 ettari inizia proprio in destra della foce del Fiume Angitola e si estende nel comune di Curinga fino alla foce del Torrente Turrina.
Siti e Dune caratterizzate dalla presenza di sette diversi habitat di interesse comunitario.
Sulla geodiversità e grande varietà di spiagge naturali che caratterizzano il Golfo di S. Eufemia va ribadito che le stesse, formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche, documentano la nascita ed evoluzione sia del paesaggio terrestre sia degli insediamenti umani dell’intero Belpaese. Con specificità rare nelle coste della Penisola, come gli ammassi granitici di Capo Vaticano generati dallo stesso magma che ha generato le più note coste granitiche della Sardegna dalle quali sono stati separati a seguito d’imponenti movimenti della crosta terrestre iniziati milioni di anni fa e ancora in atto nel Tirreno.
Come va ribadito che, oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici, paesaggistici ed ambientali nei cento chilometri della fascia costiera del Golfo di S. Eufemia, esiste un rilevante e unico patrimonio archeologico a partire dai manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore di Casella di Maida e a seguire con i resti databili tra l’VIII ed il V secolo a.C. dei centri abitati della Magna Grecia come Hipponion, Temesa e Terina che sorgeva sul margine interno dell’antica laguna attualmente testimoniata dall’area Sic “Lago La Vota”.
Come nel passato, anche in questo inizio di stagione balneare 2019, le classi dirigenti continuano a non considerare o sottovalutare le specificità della biodiversità e geodiversità che caratterizzano gli assetti idro-geomorfologici dei litorali e del patrimonio costiero.
Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra


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