autunno
23 settembre 2018

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Equinozio d’autunno 2018: è iniziata la nuova stagione


Equinozio d’autunno 2018: stamane, 23 settembre, alle 3:54 ore italiane l’estate ci ha lasciato per fare posto alla stagione autunnale.

La parola «equinozio» deriva dal latino e significa notte uguale (al giorno) e avviene due volte l’anno: in primavera intorno al 20 marzo e in autunno, tra il 22 e il 23 settembre. Agli equinozi, il Sole sorge quasi esattamente ad est e tramonta quasi esattamente ad ovest, mentre dal punto di vista astrologico segna l’entrata del Sole in Bilancia, segno dell’equilibrio, cardinale ed opposto al suo gemello primaverile Gemelli.

Ma perché l’equinozio d’autunno cade il 22 settembre e non, come gli altri eventi astrologici come il solstizio d’estate, il 21 del mese? Il motivo è semplice: il pianeta impiega 365.25 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al sole e pertanto il calendario e l’anno solare differiscono leggermente.

Anche l’astrologia ci ricorda che questi sono gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano e che alla fine, dopo sei mesi invernali di oscurità, la luce vincerà di nuovo così come la vita sulla morte.

E’ la leggenda di Persefone, figlia di Zeus e Demetra, che controllava i ritmi della Terra. Per gelosia il dio dei morti Ade la rapì e la portò negli Inferi e la madre, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante e sterile tutta la terra.

Grazie alla madre, Persefone alla fine ottenne di passare sei mesi all’anno sotto terra, inverno e autunno appunto, mentre gli altri sei mesi poteva tornare a casa regalando la fioritura della terra. Dal mito magnogreco nacquero i Misteri Eleusini, culto probabilmente praticato nella Calabria di allora. Alla Dea venivano offerti e consumati durante le celebrazioni melograni e maialini, ancora adesso simboli di fortuna, fertilità e abbondanza.

In autunno era ed è tradizione anche raccogliere i zinzi, le giuggiole, da consumare poi mature in pieno inverno ma che anticamente, già ai tempi dei Fenici, si facevano fermentare per produrre il liquore più antico della storia.

Il rito autunnale più importante in Calabria però era ed è tuttora la vendemmia, la raccolta dei frutti di una pianta che ha sempre rappresentato l’Albero della vita, capace di collegare i due mondi e di attraversare le dimensioni, garantendo lo scorrimento delle energie vitali.

Anticamente la vendemmia e tutte le operazioni di raccolta, spremitura, fermentazione del vino, analogia perfetta del ciclo vita-morte-trasmutazione, erano celebrati ovunque come vere e proprie feste popolari.

E’ certo inoltre che in Calabria i Baccanali, dedicati al dio del vino Bacco, erano molto praticati ma a causa della loro natura orgiastica e segreta, furono ben presto proibiti dai romani come si evince dalla famosa tavoletta, risalente al 186 a.C., ritrovata a Tiriolo nel 1640.

Il Cristianesimo riprese ampiamente il concetto e l’uva con la sua trasformazione in vino continua a rappresentare la vita transustanziata in nuove forme, il vino come sangue di Cristo, essenza della vita stessa.
Annamaria Persico


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