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13 agosto 2017

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Fichi d’India di Calabria: le straordinarie proprietà di un frutto antico e prezioso


I fichi d’India, in calabrese fhicundiani, sono i prelibati frutti della opuntia ficus-indica, la pianta succulenta della famiglia delle Cactacee, originaria del Messico, da secoli naturalizzata in Calabria e in Sicilia.

Devono il nome proprio al fatto che il luogo dove giunse Cristoforo Colombo si pensava fossero le Indie e non il nuovo continente americano.

Presso gli aztechi il fico d’India era considerata pianta sacra con forti valori simbolici dovuti soprattutto ai colori dei frutti, che ricordavano quelli del leopardo, ed economico-commerciali, in quanto da essi si estraeva il prezioso colore carminio.

La pianta, con i suoi caratteristici rami dalle pale appiattite e spinose, fiori coloratissimi e succulenti frutti dall’involucro spinoso, presumibilmente arrivò in Europa intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo, e qui trovò il microclima ideale nelle aree affacciate sul mare, si diffuse grazie agli uccelli che ne spargevano i semi, diventando così parte integrante del paesaggio e della cultura di molti paesi del Mediterraneo.

I fichi d’India maturano da agosto ad ottobre e sono i perfetti frutti estivi: ricchi di acqua e zuccheri semplici, minerali, calcio, ferro e vitamine A, B e soprattutto C, fibre.

Pertanto aiutano le funzioni intestinali, aiutano ad assimilare meno grassi e zuccheri, aumentano il senso di sazietà, favoriscono la diuresi, riducendo il rischio di malattie renali, hanno forti proprietà antiossidanti, sono un ottimo integratore, hanno proprietà digestive, agiscono come equilibratore psichico e favoriscono la crescita di capelli e unghie.

Dei fichi d’India in Calabria un tempo si utilizzava tutto: dalla buccia, che si conservava in salamoia, ai fiori, consumati crudi in insalata o per preparare un decotto contro le malattie renali, alle pale che si cucinavano come normali verdure.

I succulenti frutti dai semini neri, i fichi d’India, erano molto conosciuti per la loro bontà ma anche per le proprietà terapeutiche e nutritive, utili per combattere lo scorbuto e altre malattie dovute alla scarsa qualità del cibo.

I più diffusi erano e sono i dolcissimi gialli (sulfarina) e i bianchi (muscaredda), più rari e più dolci in assoluto i rossi (sanguigni). I più grandi, chiamati in alcune zone e in Sicilia bastarduni, sono i più duraturi e nascono dalla seconda fioritura.

I fhicundiani erano un vero cibo popolare che, nella stagione della raccolta, costituiva la prima colazione di anziani e bambini, veniva offerto ai contadini dai proprietari terrieri durante i lavori in campagna, e diventava anche merce di scambio tra gli abitanti delle pianure, dove i fichi d’India erano diffusissimi e a costo basso o anche zero, con quelli dei paesi di montagna dove la frutta scarseggiava.

Probabilmente è questo il motivo per cui i fichi d’India in Calabria nei secoli passati furono sempre i protagonisti delle fiere e delle feste patronali che a fine estate tradizionalmente si organizzavano (e si organizzano tuttora) in tutti i paesi, ad iniziare dalla festa di San Rocco ad agosto, a quelle di settembre della Madonna dell’Addolorata e di Porto Salvo.

Oggi i fhicundiani sono tornati prepontemente di moda, giustamente riscoperti in tutta la loro bontà e tradizione. Mangiamoli così da soli, come facevano i nostri nonni, oppure accompagnati da formaggi di pecora e salumi, ottimi per preparare originali dessert e macedonie, gustose marmellate per l’inverno, deliziose cremolate e superbi gelati.
Annamaria Persico


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