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11 giugno 2019

News Lamezia e lametino

Frana Casturi e rischio torrente Piazza: Rifondazione Lamezia si rivolge alla Magistratura


Questa mattina (10 giugno n.d.r.) abbiamo depositato un esposto alla cancelleria della Procura della Repubblica. Con l’esposto, dopo una breve premessa che richiama le recenti denunce fatte, attraverso dei servizi di una nota emittente televisiva, dal professore Carlo Tansi, ex dirigente della Protezione Civile Regionale, abbiamo chiesto all’autorità giudiziaria se intende verificare responsabilità sui gravi fatti denunciati dal professore. Si tratta di denunce che lanciano l’allarme sui rischi, che a causa di scelte sbagliate e illegali operate nelle aree che gravitano attorno al Torrente Piazza, possono determinarsi per l’ambiente e per l’incolumità delle persone.

In particolare il Professore denuncia la costruzione di fabbricati, anche di recente realizzazione, nonostante leggi più restrittive che in passato, a distanze minime dagli argini del torrente Piazza di Lamezia Terme e in zone soggette a smottamenti. Il professore parla di responsabilità oggettive di chi ha firmato i permessi a costruire e che, sempre secondo l’ex dirigente della Protezione Civile, avrebbe affermato il falso. Lo stesso professore parla, addirittura, di un’ombra di morte che aleggia sulla zona collinare, località Calia/Casturi, attraversata dallo stesso torrente.

Sembra, che a fronte di una grande crescita, in questi ultimi anni, di sensibilità e di attenzione sui temi della salvaguardia dell’ambiente, della salute dei cittadini e dell’uso razionale delle risorse, sia difficile sostenere che nella nostra città questi temi siano divenuti oggetto di attenzione delle istituzioni. Un’attenzione che sarebbe dovuta essere obbligata in un territorio stuprato per anni e che, per la sua fragilità, può essere interessato da eventi catastrofi prevedibili.

Spesso il prevalere degli interessi economici e illegali hanno determinato un degrado gravissimo con conseguenti rischi per l’integrità del territorio e per l’incolumità dei cittadini. Tutto si sostanzia con una pratica illegale diffusa, con la mancanza di provvedimenti, da parte delle pubbliche amministrazioni, di tutela dell’ambiente, con la totale mancanza di controlli delle tante situazioni “a rischio”. In questa realtà diventa di grande rilievo l’azione giudiziaria, volta a tutelare il diritto inalienabile di ogni cittadino di vivere in un ambiente sano e sicuro.

Da questa consapevolezza è nata, dunque, l’esigenza di chiedere all’autorità giudiziaria di valutare la possibilità di un’indagine per verificare se sono ravvisabili violazioni alle leggi nei fatti denunciati da Tansi e se intenda intervenire, al fine di evitare che possibili reati ravvisabili vengano portati ad ulteriori conseguenze, anche attraverso l’eventuale sequestro di manufatti.

Fin troppe volte la nostra regione è stata attraversata da eventi catastrofici prevedibili che chiamano in causa non solo l’efficienza delle pubbliche amministrazioni ma anche la necessaria opera di prevenzione da parte degli organismi dello stato. Non è più ammissibile, dunque, che ci si interessi del dissesto idrogeologico solo dopo che avvengono tragedie che portano morti, distruzione di civili abitazioni e scempio del territorio. La fragilità dei nostri luoghi, il degrado che li attraversa esige il rispetto delle leggi di salvaguardia dell’ambiente e, non si può e non si deve tacere rispetto alla loro inosservanza.

La punibilità dei reati a danno dell’ambiente e della salute dei cittadini rappresentano non solo una garanzia certa di giustizia ma anche un valido deterrente contro l’occupazione illegale del territorio.

Troppi silenzi, non solo della pubblica amministrazione, si consumano nella nostra città. Una città, che ha l’assoluta necessità di fare chiarezza sulle tante illegalità che vi si consumano. Sarebbe una colpa fermarsi alla semplice condanna verbale.
Rifondazione Lamezia


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