Foto di Orlando Sculli
14 ottobre 2017
Foto di Orlando Sculli

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Frutti dimenticati di Calabria: le pere moscatelle


Le pere moscatelle, in dialetto chiamate semplicemente muscatelle o anche pira muscarialli, sono i piccoli, dolci e profumati frutti di un’antica varietà di pyrus communis, un tempo diffusa e conosciuta in Calabria.

Tale varietà ormai si avvista in qualche raro e vecchio esemplare, quasi come un’araba fenice e in posti distanti tra di loro in provincia di Reggio Calabria, dove per il loro profumo vengono chiamate anche garoffallo e cannella, ed in quella di Catanzaro ma sicuramente esiste ancora nelle altre province calabresi.

Il moscatello era considerato il più pregiato tra gli alberi da frutto, già conosciuto nell’antichità e trattato sia da Apicio che da Columella nei loro ricettari, per la produzione di una gran quantità di grappoli di piccole pere dolcissime e perfette, rigorosamente immuni da malattie.

Le moscatelle cominciano a maturare da metà giugno ai primi di luglio, quando presentano colore giallo dorato con sfumature rosse e polpa candida, soda, leggermente aromatica e moderatamente croccante, da consumare immediatamente e interamente, private solo del peduncolo.

La quasi scomparsa delle piccole pere è dovuta senz’altro alla loro deperibilità, ricordando che fino agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso nel mondo contadino ogni cosa che veniva prodotta non poteva avere la caratteristica di prodotto voluttuario bensì appartenere al settore del duro valore dell’essenzialità.

E le deliziose pere della varietà moscatello erano troppo appetibili, troppo gustose e tanto desiderate da grandi e piccini ma fragilissime, per cui venivano subito mangiate e non potevano concorrere a costituire le riserve alimentari invernali per uomini ed animali.

Altre varietà di pere rustiche invece, di sapore meno gradevole ma molto produttive, in agosto venivano spaccate a metà e poste ad essiccare al sole su incannicciate o su grandi rocce per essere poi mangiate d’inverno così secche o bollite. In più costituivano un elemento fondamentale d’ingrasso per i maiali, assieme alle ghiande e alle castagne, e nutrimento aggiuntivo per le mucche affaticate durante lo sporo, cioè l’aratura faticosissima per la semina.

Le stupende piccole pere del moscatello, che sembrano di marzapane o l’espressione immaginaria di qualche bravo pittore, non erano dunque per i poveri ma semmai costituivano un bene superfluo presente nelle tenute dei ricchi proprietari terrieri, mentre i contadini non pensavano affatto ad immetterli nei loro piccoli campi.

I più anziani ricorderanno come i bambini dei poveri guardavano le moscatelle con ardente desiderio e, nelle loro scorribande, riuscivano a rubarne qualcuna e soddisfare i loro desideri.

Azione tacitamente consentita dalla morale contadina ma solo ai bambini, in quanto se l’appropriazione indebita fosse stata effettuata ad opera degli adulti, sarebbe stata considerata un furto.
Annamaria Persico
(Fonte: Orlando Sculli)


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