ginetti
18 febbraio 2018

Cucina: le ricette del cuore

Ginetti calabresi: ricetta, storia e curiosità dei dolci degli sposi e della Pasqua di Resurrezione


I ginetti calabresi, le candide ciambelline bianche tipiche di molti paesi della regione, sono dolci della cucina popolare, fatti con ingredienti semplici e facilmente reperibili che da secoli si preparano in occasione dei matrimoni e nel periodo che va dalla domenica delle Palme fino alla Pasqua.

Il nome ginetti o anche nginetti deriva probabilmente da angioini, la dinastia che dominò il Sud Italia nel Trecento. Chiamati anche ‘ncinetti, ancinetti, taralli dolci (dal greco toros che significa toroidale, tondo), più raramente cuddrhurieddri (dal greco kollura cioè corona), i ginetti però sicuramente discendono dalle preparazioni delle antiche feste pagane di primavera, che i nostri antenati celebravano in onore delle dee della fertilità e dell’agricoltura.

Per questo motivo probabilmente i ginetti nel tempo sono diventati i dolci degli sposi, tradizionalmente preparati in casa con l’aiuto anche dello sposo (che era addetto a montare gli albumi), regalati agli invitati il giorno del matrimonio e offerti, insieme alla torta d’i ziti, dalla coppia per una settimana intera dopo le nozze a tutti i parenti e amici che andavano a far loro visita.

Fino a non molto tempo fa i ginetti nella domenica delle Palme venivano anche indossati dalle ragazze a mo’ di bracciale e ancora adesso in Calabria si usano per adornare le palme intrecciate e le famose Pupazze di Bova, figure femminili fatte con rami d’ulivo e abbellite con fiori e frutta usate anticamente per celebrare la Dea Madre, poi trasposte nelle feste cristiane della Pasqua di Resurrezione.

INGREDIENTI
1 kg di farina di grano tenero
10 uova
un pizzico di sale
500 grammi di zucchero a velo
albumi d’uovo
succo di limone

PREPARAZIONE
In una ciotola capiente sbattete i tuorli delle uova per un paio di minuti, aggiungete un pizzico di sale e pian piano la farina, quanta ne prende, per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso.

Quindi prendete l’impasto, allungatelo con le mani in modo da formare dei bastoncini grossi all’incirca come un dito, tagliateli in pezzi di circa 12, 15 cm di lunghezza e chiudeteli a cerchio, formando delle ciambelle che fisserete bene alle estremità.

Fateli cuocere ora in forno a 180 gradi per circa 30 minuti. Mentre i ginetti cuocciono preparate la glassa, in calabrese annaspro, montando a neve gli albumi che avete messo da parte, aggiungendo lo zucchero a velo e alla fine qualche goccia di limone.

Spalmate adesso la glassa così ottenuta sui vostri ginetti, volendo potete aggiungere sopra qualche codetta colorata, e adagiateli poi delicatamente su un piano in legno per farli asciugate bene. Ora, secondo tradizione, dovete sistemarli su un tovagliolo ricamato ma rigorosamente bianco posto in un bel cesto di vimini.

I ginetti sono pronti e, come succede da secoli, è una festa per gli occhi e per il palato.

Un consiglio delle nonne calabresi: perché si conservino a lungo belli bianchi e lucidi, mettete i ginetti dintra ‘u stipu, cioè nella credenza della cucina, e mai nel forno.
Annamaria Persico


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