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25 novembre 2019

News

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: quando è nata e perchè. Numeri spaventosi: in Italia una donna uccisa ogni 72 ore, 95 da inizio anno


La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Onu con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999 che ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative a dedicare questa giornata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’argomento.

La data fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi tenutosi a Bogotà nel 1981, in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie dominicane che tentarono di contrastare il regime del dittatore Trujillo. Mentre andavano a trovare i loro mariti in carcere furono torturate, bastonate, strangolate e poi gettate da un precipizio per simulare un incidente.

La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne fu adottata dall’Assemblea generale delle nazioni unite ancor prima, il 20 dicembre 1993 con la risoluzione 48/104. In essa è contenuto il riconoscimento della «necessità urgente per l’applicazione universale alle donne dei diritti e dei principi in materia di uguaglianza, la sicurezza, la libertà, l’integrità e la dignità di tutti gli esseri umani».

La risoluzione è riconosciuta come complementare alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna e alla Dichiarazione di Vienna. Ricorda e incarna gli stessi diritti e principi sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e gli articoli 1 e 2 forniscono la definizione più diffusa di violenza contro le donne.

Articolo 1. Ai fini della presente Dichiarazione l’espressione «violenza contro le donne» significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata.

Articolo 2. La violenza contro le donne dovrà comprendere, ma non limitarsi a, quanto segue:

a) La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene in famiglia, incluse le percosse, l’abuso sessuale delle bambine nel luogo domestico, la violenza legata alla dote, lo stupro da parte del marito, le mutilazioni genitali femminili e altre pratiche tradizionali dannose per le donne, la violenza non maritale e la violenza legata allo sfruttamento; b) La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene all’interno della comunità nel suo complesso, incluso lo stupro, l’abuso sessuale, la molestia sessuale e l’intimidazione sul posto di lavoro, negli istituti educativi e altrove, il traffico delle donne e la prostituzione forzata; c) La violenza fisica, sessuale e psicologica perpetrata o condotta dallo Stato, ovunque essa accada.

Il 25 novembre nasce inconfutabilmente dall’esigenza riconosciuta di contrastare la violenza maschile sulle donne, che è un fenomeno che riguarda il mondo intero. E’ una delle più diffuse violazioni dei diritti umani, ben radicato in tutte le società e alimentato da una cultura del silenzio, che tende a sminuire o cancellare i delitti commessi che solo i movimenti delle donne stesse hanno da poco iniziato a svelare. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità riguarda il 35 per cento delle donne, ovvero 1 su 3 subisce nel corso della vita qualche forma di violenza.

La più comune è quella domestica: quasi un terzo delle donne ha subito qualche forma di violenza fisica e/o sessuale da marito o compagno. A livello globale, ben il 38% dei femminicidi sono commessi dal partner e dei 100 milioni di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, 26 milioni sono donne.
Anche i numeri dell’Italia sono spaventosi: una donna uccisa ogni 72 ore, cioè tre giorni, 95 dall’inizio di quest’anno, 142 nel 2018. Le vittime della violenza sono italiane nell’80 per cento dei casi, tre su quattro vengono uccise in casa e gli autori sono italiani in percentuale del 74 per cento. Con l’adesione alla convenzione di Istanbul e l’introduzione di leggi che riconoscono la violenza di genere ha compiuto ultimamente parecchi passi avanti.

Ma questo non basta. Probabilmente il fenomeno è molto più vasto, in quanto mancano o sono incompleti i dati provenienti dal pronto soccorso, dalle scuole, dei servizi territoriali, quelli sui processi e sulle condanne.

Negli ultimi anni si è costituita in Italia la rete Non una di meno, che con Udi, Rete Io Decido, Di.Re donne in rete contro la violenza raccoglie quasi tutti i gruppi e le associazioni femminili che operano contro la violenza di genere. Non una di meno ha organizzato (per il terzo anno) la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, che si è tenuta a Roma sabato 24 novembre.
Annamaria Persico


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