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26 agosto 2021

Copertina

Il fagiolo poverello di Calabria diventa presidio ‘Slow Food’


La Calabria ottiene un altro importante riconoscimento alla sua tradizione agricola: il fagiolo bianco poverello diventa Presidio Slow Food. Il fagiolo poverello bianco si coltiva da tempi molto antichi sui terreni irrigui di alcuni borghi montani della Calabria occidentale, nel Parco del Pollino. Ha semi grandi, ovoidali e buccia sottile, bianca, lucida, senza screziature. Facile alla cottura e delicato in bocca, richiede un ammollo di almeno 45 minuti.
Tradizionalmente si semina a postarelle entro la prima metà del mese di giugno. E’ un fagiolo rampicante: le piantine si aggrappano a paletti di castagno ricavate dai vicini boschi cedui. Le piante devono essere irrigate e il controllo delle erbe infestanti avviene manualmente o, in alcuni casi, con mezzi meccanici, mentre è vietato qualunque genere di diserbo chimico. I terreni si possono arricchire esclusivamente con l’impiego di letame ben maturo. La raccolta è manuale e avviene tra il mese di ottobre e l’inizio di novembre, quando i baccelli ben secchi si sistemano sui “cannizzi”, dove si lasciano essiccare ancora per qualche giorno. A questo punto vanno nei sacchi, per essere battuti, e poi sono sgranati a mano e ripuliti da eventualità impurità (sassolini, particelle di terreno, foglie).
Il fagiolo poverello è un elemento centrale della cultura agricola e gastronomica di quest’area. Può essere ingrediente di varie ricette (creme, minestroni, crostoni, insalate), ma il piatto più emblematico è una particolare pasta e fagioli preparata con i tubetti (pasta corta e liscia), olio extravergine (l’ideale è quello ricavato dalla cultivar dolce di Rossano, che fa parte del Presidio Slow Food), polvere di peperoni rossi e croccanti (la zafarana) e peperoncino piccante. La cottura più adatta al fagiolo poverello è quella sul fuoco, lentissima, nella pignatta di creta. (FONTE https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-poverello/)

Stagionalità

La raccolta avviene tra Ottobre e Novembre, ma il prodotto secco è disponibile tutto l’anno.

La superficie coltivata a fagiolo poverello si era drasticamente ridotta, prima di tutto perché era, come tanti altri prodotti, vittima dell’abbandono della terra e delle attività agricole da parte dei giovani, e nello specifico, perché si tratta di una coltivazione laboriosa. Negli anni ’90 è stato decisivo il lavoro di recupero da parte dell’ARSAC (l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese), in collaborazione con istituzioni di ricerca come il CNR di Bari, il CREA-Centro Ricerca per l’Orticoltura di Pontecagnano (Sa), l’Università Mediteranea di Reggio Calabria e l’ENEA. Durante le ricerche, è emerso un dato importante per la sostenibilità di questa coltivazione: l’ecotipo poverello bianco non subisce gli attacchi parassitari che, negli stessi ambienti, si verificano sulle altre tipologie di fagioli. Alcuni anni fa, diversi agricoltori hanno deciso di custodire e rilanciare questa produzione identitaria. L’obiettivo del Presidio è di valorizzare il fagiolo poverello, ma anche il paesaggio rurale tipico delle zone irrigue dell’intero areale di produzione.
Area di produzione
Comuni di Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, in provincia di Cosenza, all’interno del Parco Nazionale del PollinoPresidio sostenuto da
Parco Nazionale del Pollino
Partner tecnici
Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC)
Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Bari
CREA-Centro Ricerca per l’Orticoltura di Pontecagnano (SA)
Università Mediterranea di Reggio Calabria
ENEA


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