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28 novembre 2018

Cultura, eventi, spettacoli e sport

Il ricordo di Jessica Rosi rivive al carcere di Siano: donato un defibrillatore semiautomatico dall’associazione Jenerosità


Finché c’è vita, la partita è tutta da giocare. Fuori come dentro il carcere. Questo il significato della commovente manifestazione svoltasi giovedì scorso alla Casa Circondariale di Catanzaro, nel corso della quale il direttivo dell’associazione Jenerosità ha donato alla squadra di calcio composta dai detenuti dell’istituto un defibrillatore semiautomatico, da destinare al campo sportivo interno.

Qui vengono disputate le partite del torneo amatoriale della Lega nazionale dilettanti a cui è iscritta la squadra della struttura di Siano, che, per ovvi motivi, gioca sempre in casa.

L’associazione Jenerosità è nata per ricordare Jessica Rosi, che ha perso la vita a soli trent’anni per un arresto cardiaco. Da qui l’idea di rendere cardioprotetta la città di Catanzaro donando alcuni defibrillatori in punti strategici, compreso il carcere, quel “quartiere chiuso” in cui molte persone praticano sport.

La direttrice Angela Paravati ha sottolineato l’importanza del gesto, affermando: «Il dono in memoria di questa ragazza ha qui un valore doppio, perché ricorda ai detenuti che per quanto la loro situazione possa essere difficile da affrontare nella quotidianità, finché c’è vita c’è speranza, e quindi possibilità di cambiamento e di rinnovamento interiore».

Ha inoltre ringraziato Mario Sei, da anni volontario presso il carcere di Catanzaro, che ha messo in contatto l’associazione con l’istituto. Presente altresì la mamma di Jessica, Patrizia Maestrale, visibilmente commossa.

Il responsabile dell’area sanitaria del carcere, dottor Antonio Tavano, tra l’altro anche medico del 118, si è soffermato sull’importanza dei primissimi interventi e con lui un altro medico dell’associazione, la dottoressa Catizone, ha spiegato il corretto uso del defibrillatore, apparecchio dotato di una voce che illustra le operazioni da compiere, guidando il soccorritore, che quindi non deve essere necessariamente un medico o un infermiere, ma può essere anche un semplice compagno di squadra.

Non è mancato infine l’intervento di don Francesco Cristofari, da sempre impegnato nel sociale, che ha esortato i detenuti a vivere ogni momento, sul campo di calcio, nel carcere e nella vita, perché ogni momento, ogni battito è comunque un dono.


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