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14 marzo 2020

Cultura, eventi e spettacoli

Il tempo del Covid-19 è, dunque, una soglia: possiamo varcarla solo cambiando


di Vincenzo Altomare

“Consideriamo la maniera in cui spendiamo la nostra vita. Questo mondo è un luogo d’affari. Non c’è altro che lavoro, lavoro, lavoro. Un irlandese che mi vide mentre stavo prendendo gli appunti in un prato, era convinto che io calcolassi i miei redditi. Penso non vi sia nulla, nemmeno il delitto, più contrario alla poesia, alla filosofia, alla vita stessa di questo incessante trafficare. Se un uomo impiega mezza giornata a camminare nei boschi perché ciò gli piace, rischia di essere considerato uno scioperato; ma se egli occupa tutta la giornata come speculatore, sarà stimato cittadino industrioso e intraprendente”.

Il brano è di Henry David Thoreau, critico sociale e naturalista statunitense, vissuto nel XIX secolo. Ho citato questo brano perché lo trovo molto pertinente con quanto stiamo vivendo, e non da oggi.

Il covid-19, per quanto paradossale possa sembrare, fra le molte cose compulsivamente ripetute soprattutto dai media, costituisce “anche” un’opportunità. Lì dove governi e politici, per inettitudine o miopia civica, non sono riusciti a condurci, ci costringe (o ci invita, dipende dallo sguardo che ciascuno di noi proietta sulla realtà) un virus… ​

Si tratta di approfittare di questo tempo per meditare sul nostro stile di vita. Sul consumismo compulsivo cui siamo abituati. Su ciò che rappresenta realmente ciò che è essenziale e ciò che è superfluo. Su quali basi abbiamo finora costruito la nostra vita: “affari” o relazioni?

È importante porsi queste domande, anche perchè un’illusione campeggia nelle nostre coscienze: dal 3 aprile (data quanto mai convenzionale), ci ripetiamo sui social o ‘faccia a faccia’, tornerà tutto normale! E ce lo diciamo con una certa enfasi che potremmo definire augurale.

Ebbene: è tempo di chiederci in cosa consista, per noi, la cd «normalità». Quale normalità dovrebbe tornare? In realtà, dovremo fare in modo che il tempo post-pandemico, piuttosto che essere segnato ancora una volta dalla dittatura degli affari e del consumismo, divenga la celebrazione della consapevolezza (Illich), di una rottura, del nostro più autentico e profondo cambiamento, cercando ciascuno di noi la propria via all’essenzialità. ​ ​

Questa è la parola-chiave: «essenzialità».

Il tempo del covid-19 è, dunque, una soglia: possiamo varcarla solo cambiando, anzitutto noi stessi.

Castrolibero, giovedì 12 marzo 2020


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