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10 febbraio 2021

Copertina

Imparare a perdonare per trovare pace ed essere felici. Ecco come


Quando non perdoniamo, le emozioni negative relazionate a questa circostanza, si installano dentro di noi fino a colpire diversi ambiti del nostro quotidiano. In un primo momento perdonare può risultare molto difficile, ma quando si riesce ad andare in profondità, perdonare diventa possibile ogni volta che lo si desideri davvero e che vi sia la volontà personale di liberarsi da questo dolore.

Il dott. Giuseppe Iannone di Guidapsicologi.it ci parla dell’importanza del perdono. Imparare a perdonare implica entrare in connessione con il dolore e lasciarlo andare per decisione propria: perché decidiamo di vivere in pace e essere felici. Non dimentichiamoci che l’errore è intrinseco alla natura umana, e il perdono è necessario per consentire alla vita di proseguire, e che spesso siamo proprio noi a cercare il perdono altrui.

Perché è così difficile perdonare

“Tutti affermano che il perdono è un’idea stupenda fino a che non hanno loro stessi qualcosa da perdonare”, diceva C.S. Lewis. «Ciascuno di noi si ritrova, dopo aver subito un torto, a scegliere tra vendetta, indifferenza o perdono. spiega il Dott. Iannone. Nell’immaginario collettivo perdonare significa riappacificarsi con l’aggressore, dimenticare il torto subito e addirittura provare nuovamente affetto e comprensione per chi ci ha feriti.

A ostacolare la capacità di perdonare possono contribuire diversi fattori. Per esempio, è più difficile perdonare per le persone che equiparano il perdono alla riconciliazione. La rabbia condiziona negativamente il processo del perdono perché incentiva il desiderio di vendetta. Il rimuginio conseguente a un torto subito è un tentativo per la vittima di comprendere l’accaduto e di individuare le responsabilità e le intenzioni dell’offensore. Più tempo, però, la vittima rimugina sull’accaduto più è difficile perdonare. Similmente, più la vittima giudica l’agire dell’offensore come intenzionale più difficile sarà perdonare. Il rimuginio, infatti, perpetua nella vittima le emozioni negative legate all´offesa, riattivando la sofferenza e rafforzando i giudizi di avversione nei confronti dell´offensore.

Anche la gravità dell’offesa modula la capacità di perdonare: più grave è la percezione dell’offesa subita, più difficile sarà perdonare. Se l’aggressore riconosce il torto la vittima fa meno fatica a perdonare soprattutto se questi dimostra anche pentimento per il danno causato. Infine esistono caratteristiche individuali della vittima che possono modulare la capacità di perdonare. L’amicalità, per esempio, correla positivamente con la capacità di perdonare. Il neuroticismo e la depressione sono invece negativamente associati al perdono.»

Si può imparare a perdonare

«Diverse ricerche hanno dimostrato che attraverso percorsi di formazione specifici sia possibile sviluppare una maggiore inclinazione perdono ma non si sa ancora c’è questa inclinazione sia persistente nel tempo, spiega Iannone. In primis la predisposizione al perdono sembra essere plasmata dall’ambiente familiare infatti i figli tendono ad assomigliare ai propri genitori nella tendenza a concedere il perdono. Altre ricerche hanno sottolineato come la tendenza al perdono abbia una componente innata che si è evoluta come un mezzo utile per riparare e salvaguardare i rapporti più stretti e importanti.»

Cosa significa perdonare?

«Perdonare non significa dimenticare né scusare né giustificare. continua il Dott. Iannone. Perdonare un torto non implica giustificare né perdonare significa doversi per forza riconciliare con il colpevole. Infatti si può perdonare ma poi limitare o anche chiudere il rapporto con l´aggressore. In questa accezione il perdono consiste nella rinuncia alla vendetta e al risentimento

Come fare per perdonare?

«Per perdonare è importante sapere separare il danno dall’offesa, e la capacità di controllare le proprie reazioni di paura e di ostilità. L´umiltà è un antidoto contro la tendenza ad assumere il ruolo di giudice inflessibile e prendere atto dell’insondabilità dei moventi umani, afferma Iannone. Non è un caso infatti che i narcisisti risultino incapaci di perdonare in quanto molto vulnerabili alle offese altrui. Anzi mostrano una spiccata tendenza alla ritorsione o almeno al rimuginio ostile, figlio di quel bisogno di ristabilire il proprio potere e la propria autostima.

Reinterpretare il torto alla luce di una migliore comprensione delle motivazioni dell’aggressore della sua storia personale e dei condizionamenti esterni del suo comportamento costituisce un’attenuante per il torto commesso e favorisce la partecipazione. In pratica è la compassione della vittima verso il carnefice.»

Quali sono gli effetti del perdono?

«Quando non si perdona si resta in una condizione che blocca la persona in uno stato di vittimismo e la rende dipendente dall’autore del torto. Perdonare determina nella vittima un maggiore benessere sia fisico che psicologico, indipendentemente dalla gravità dell’offesa. Chi sa perdonare ha la pressione arteriosa più bassa, il sistema immunitario ed endocrino più forti, ed esperisce minore stanchezza, stress, solitudine e depressione. Pare infatti che il perdono aiuti a contrastare lo stress causato dalla ruminazione mentale. Sul piano mentale perdonare consente di liberarsi da emozioni negative come la rabbia, l’odio, l’ostilità, la tristezza e l’ansia che tendono a monopolizzare la psiche della vittima.

 

Seneca affermava che perdere e dare ancora è segno di animo grande. Il filosofo paragona l’atto del perdonare a quello del bravo agricoltore che, curando e coltivando il terreno ne vince la sterilità. Siamo umani, e in quanto tali sbagliamo ogni giorno. L´errore è un evento insito nella natura stessa delle nostre azioni, conclude Iannone. Il perdono allora è necessario per consentire alla vita di proseguire. Anche perché spesso siamo noi i primi ad aver bisogno del perdono.»

 


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