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27 novembre 2018

News

Infezioni ospedaliere: Italia maglia nera in Europa. 7.800 decessi, record in Val d’Aosta


Italia maglia nera in Europa per le infezioni ospedaliere: 530.000 casi all’anno come rivelano i dati riportati dal Centro Europeo malattie infettive (Ecdc).
Ogni anno sono circa 33 mila in Ue le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese.

Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio dell’Ecdc è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero è del 6%; i decessi ogni anno sono 7.800, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Numeri che pongono l’Italia in vetta alla classifiche europee.

Il record di infezioni dopo un intervento chirurgico lo detiene la Valle d’Aosta, con 500 casi ogni 100mila dimessi. Seguono la Liguria con 454 e l’Emilia Romagna con 416. Distanziate di poco la Lombardia, il Veneto, l’Umbria e la città di Trento che ne contano sui 300, caso più caso meno.

Nel Lazio si è toccato il tetto dei 211 mentre in tutto il Sud solo la Calabria supera quota 200. La più virtuosa è l’Abruzzo con sole 70 infezioni. Secondo il Rapporto 2016 sulle resistenze all’antibiotico e sull’uso di antibiotici rilevati nelle strutture Ospedaliere della Campania, nei nosocomi si registrano circa 50mila casi di infezioni causate per il 22% dall’Escherichia Coli, per il 12,5% dallo Staphylococcus Aureus e per il 9% dal Klebsiella Pneumoniae. I reparti dove è più facile contagiarsi sono la Terapia Intensiva (20,60% dei casi), Medicina (15,33%) e Chirurgia (14,20%).

Secondo gli esperti «si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più ‘fragili’, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione».

Le infezioni ospedaliere si possono evitare e questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.

L’impatto delle infezioni ospedaliere è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e Hiv. «Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini con una corretta informazione e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020, a cura del ministero della Salute», sottolineano gli esperti, «entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo ‘gap’ nel percorso assistenziale, concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Ssn, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro».


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