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5 maggio 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Cicerone batte Shakespeare 1 a 0. Anche Homer parla il latino»


Homer Jay Simpson, seduto sulla poltrona con il suo giornale in mano, sgrana gli occhi, non appena si fa imboccare dalla terza pagina di “Feudalesimo e Libertà”:
“Finalmente li albionici levano le tende dal nostro bel continente. Proprio oggi infatti, la lor gobernante ha firmato la missiva con la qual loro principiano a levarsi dalle gonadi: non possiamo che gaudir di tutto ciò, poiché non si possono mantenere relationi diplomatiche et commerciali con un popolo di scismatici bastian contrarii che quando si nettano le mani mantengon separate la tinozza dell’agua rovente et quella dell’agua frigida, solo per sentirsi differenti dalli altri. Et finalmente si smetta di favellar la loro inutile lingua, fatta di barbari sputi et scatarri, per utilizzar novamente lo latino come lingua universalis pe’ colloquiar con li altri popoli”.
Composto il suo solito «D’oh!», corre subito ai ripari per essere à la page con i tempi e, per prima cosa, ridisegna il suo ambiente familiare, proprio per familiarizzare di più con il Latinorum richiesto dalla notizia massmediatica.

Del resto, diciamocela tutta, ancor prima di vedere il suo album Faber Castell colorato: l’inglese è la lingua più latinizzata del mondo non neolatino (Tullio De Mauro). Come negare la matrice classica che la corre tutta in lungo ed in largo? Qualche esempio? Eccone alcuni:
•caustic, caustico, dal latino causticus, indica, in senso figurato, una persona particolarmente tagliente o sarcastica.
•Idyllic, idilliaco, dal latino idyllium, sta per “idilliaco”.
•Ostentatious, dal latino ostentare, significa appariscente, vistoso, che ostenta.
•Ubiquitous, dal latino ubiquitas, corrisponde ad onnipresente: “avere la facoltà di essere in più posti contemporaneamente” lo rende santamente, direi!

Detto ciò, tornando alla nostra sitcom animata, mentre Marge caustica est, dando del gran pantofolaio a suo marito, Bart ammira, al contrario, il collage fotografico di suo papà, esclamando stupito: Idyllium est! In effetti, tutto ciò è ostentatious, anche se lo schizzo ostentat non poche difficoltà: ma si sa, essere alle prime armi può comportare nel battesimo di volo qualche turbolenza. “Eccellente”, annuncia il signor Burns, spalancando l’uscio di casa, lasciato aperto dai soliti distrattoni dei Simpson, “di cosa si sta occupando il nostro sfaticato poltrone?”. I presenti, rispondono all’unisono, senza neppure incrociargli lo sguardo, dicendo: “Del Latinorum!”. “È il vostro nuovo inquilino?”, sbotta lui. “È ubiquitous, caro”, chiude Homer, “perché è in tutte le case del mondo”.

Come dargli torto, infatti, detto tra noi? Intanto, la radio manda in onda l’amletico To be or not to be: that is the Question, che è interrotto poco dopo per sovrapporsi ad un’altra voce che gli parla sopra “Esse aut non esse, illa est quaestio”. Sembra che nell’etere si siano mescolati in quel momento Shakespeare e Cicerone: agli occhi dei presenti l’atmosfera si fa gotica, se non altro per i bordoni che ognuno sente risalirsi addosso. Rompe il ghiaccio Lisa, mentre Maggie impaurita le sta incollata tra le braccia: “Suvvia, diamoci tutti alla lingua ciceroniana: d’altronde, SPQR sembra essere fatto per noi. Simpson Populusque Romanus”.
Partita vinta, allora: ma è solo una prima parte, questa!
Francesco Polopoli


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