maccheroni
14 novembre 2018

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La leggenda dei maccheroni, tra donne «’nciucesse», maghi e misteri del Sud


Tanto tempo fa nel regno di Napoli, all’ultimo piano di una casa stretta stretta e lunga lunga, abitava un mago. Egli trascorreva le giornate da solo, sempre chinato su libri, ad armeggiare con una marmitta sul fuoco e spesso impastava della polvere bianca.

Usciva di rado, e quando lo faceva era solo per comprare provviste di erbe e ortaggi. Sempre vestito di nero, con la barba bianca e lunga era temuto da tutti e su di lui cominciavano a circolare strane storie. Addirittura si diceva che la polvere bianca da lui impastata era polvere d’ossa di bambini.

Un giorno una vicina di casa ‘nciucessa (che non si fa i fatti suoi), vide il mago uscire per fare le sue spese e decise di introdursi nell’abitazione dal terrazzino vicino per cercare di capire finalmente cosa combinava quell’uomo così singolare.

La donna, appena entrata, notò il tavolo sporco di quella misteriosa polvere bianca e sopra un libro aperto. Si avvicinò e vide che alcune pagine erano scritte in bella grafia e altre pagine ancora bianche. Sfogliò velocemente il volume, lo infilò nella tasca del suo grembiule e in un attimo uscì, abbandonando la casa del mago.

Arrivata a casa la donna mostrò emozionata il libro al marito, che con meraviglia apprese dal libro che quella polvere bianca misteriosa era grano macinato e che, miscelata con le dosi giuste di acqua, dava vita ad un alimento nuovo, un alimento strano ma gustoso: i maccheroni!
Di lì a poco quella magia di acqua e farina, grazie alla donna ‘nciucessa, si diffuse per tutto il regno di Napoli e oltre.

Ma quanto è lungo un maccherone? Rispondere a questa domanda equivale a risolvere il mistero dell’uovo e della gallina.
Perchè si chiama maccherone? L’origine del nome è davvero un mistero: si sa che la parola «maccherone» è tipica meridionale e secondo alcuni storici deriverebbe da «macco», l’antico passato di legumi che veniva ammaccato cioè schiacciato. La stessa operazione da sempre compiuta per ridurre in polvere il frumento e trarne la farina.

Secondo il linguista Giovanni Alessio, l’etimologia della parola maccherone ha due varianti: una radice dal greco bizantino «makarònia» che significa canto funebre, che si sarebbe evoluto in pasto del funerale ovvero il tipico cibo che veniva servito ai funerali oppure che la parola derivi del greco «macharia» (zuppa d’orzo), collegato all’aspetto culinario e con l’aggiunta del suffisso -one.
Domenico Rispoli #cuocobrigante


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