Noli me tangere (Tiziano, databile al 1511 circa e conservato nella National Gallery di Londra)
4 aprile 2021
Noli me tangere (Tiziano, databile al 1511 circa e conservato nella National Gallery di Londra)

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LA PASQUA DELLE DONNE, OGGI COME 2000 ANNI FA


I faggi, ancora nudi e altezzosi, svettano verso il cielo alla ricerca di un incontro con l’infinito che si ripete ogni anno nella faggeta di Condrò, museo vivo a cielo aperto, stillante di luce e preghiera, di profumo di bosco, scrigno di storia e leggende di briganti, megalito di primigenia memoria, si disvela il mistero del Risorto.
E la luna, candida e rilucente, accolta tra le braccia dei faggi, ascolta le preghiere e I canti al Signore, nel percorso finale della sua vita terrena. Un cammino che è preludio alla settimana piu intensa, alla sofferenza più forte di ogni tempo fino alla sacralità della Pasqua. 28 marzo 2021 A.D. Dalla faggeta la luna annuncia il mistero. È il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, nella settimana successiva ricorre la Pasqua del Signore, cosi dal concilio di Nicea, dal 325 d.C. ad oggi. Un incantesimo tra bellezza e misticismo, un raccoglimento silenzioso intervallato da preghiere e canti sussurrati, preludio di imminenza, di accadimenti, di un’epifania che fa tremare il cuore.
Ad annunciare lo stupore furono tre donne. Ancora una volta Dio consegna a loro la parola, senza le pie mirofore gli apostoli non avrebbero saputo.
L’incontro con Gesù risorto è stato possibile grazie a loro, senza la fedeltà delle donne non si sarebbe avuto l’appuntamento con il Risorto, certamente non in quella imminenza e straordinaria modalità, con quella complicità tra Dio e le Pie.
Sono sempre loro, le donne, che con coraggio seguono Cristo fino alla morte in croce, non staccandosi mai da Lui, nemmeno nei momenti piu forti del supplizio.
Si, le donne, il Dio delle donne, per rileggere vangelo e atti degli apostoli da un punto di vista pari. Una lettura intensa e profondamente umana di donne che hanno avuto e hanno con Dio una relazione di confidenza e libertà, piu’ facile in lingua materna, una lingua che a loro appartiene e che piace a Dio. È un continuo ritrovarsi, sentire un’appartenenza. Una condizione di contatto che sa di nascita e mistero, in lingua materna appunto, in un filo continuo e intrecciato.
Dall’annunciazione a Maria avviene la prima privilegiata relazione tra Dio e una donna, senza presenza maschile, prima confidenza tra Dio e una madre, la Madre. “Com’è possibile se io non conosco uomo?” dice Maria “Niente è impossibile a Dio”, risponde l’angelo Gabriele.
È una relazione d’amore, è sentirsi, appartenersi, le pensatrici mistiche esprimono bene l’incontro con Dio e Teresa d’Avila ne è un estatico esempio. Ne sono un esempio le beghine, le tante e poco riconosciute pensatrici mistiche; le donne delle sacre scritture, l’accoglienza e l’ospitalità femminile, la generosità del servizio senza distinzioni.
Nella rilettura delle nozze di Cana cogliamo tutte queste doti, compresa la complicità tra Madre e Figlio, imprenscindibile ordine simbolico, una piena sinergia di maschile e femminile, un’entelekia irrinunciabile.
«Rabbunì…», maestro mio… Con quanta tenerezza Maria di Magdala, lei, apostola apostolorum, presa da stupore, risponde a Gesù, con voce tremante di gioia e amore.
Da queste donne veniamo, dalla Madre e le sue ninna nanna. E da Maddalena, per l ‘incipit di tutto, nel nome del Padre e della Madre, in associazione di intenti.
Non e’ che dobbiamo chiedere a Dio le quote rosa!?!
Michela Cimmino
 


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