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8 dicembre 2017

News

Lamezia alla ribalta nazionale e non per mafia: «Quelle voci dalla Calabria che riportano la speranza (La Stampa – 4/12/2017)


Rocco Mangiardi, calabrese, è un testimone di giustizia. E’ una bella persona, pacata, cordiale, schiva, spiritosa, pulita. Ha rifiutato di pagare il pizzo e ha testimoniato contro chi glielo chiedeva.

Da allora Rocco vive sotto scorta e dedica molte delle sue energie a raccontare la sua storia ai giovani e ai meno giovani di tante parti d’Italia. In tutto questo ha trovato il tempo e il modo di guardarsi dentro, prendere un foglio e scrivere per sé e per noi impressioni, emozioni e messaggi da questa vita speciale. Rocco infatti è anche un poeta, uno di quelli veri.

Il suo Poesie d’amore, di fede e di ciarpame è un libro da non perdere per la purezza e la profondità che ci fa condividere. E’ stato pubblicato da inCalabria Edizioni (incalabria@tiscali.it) e non è un caso.

La casa editrice infatti è stata fondata nel 2001 da Annamaria Persico per «valorizzare e diffondere opere legate al territorio lametino e calabrese, alla sua storia e a tutto ciò che ad essa è legato con l’obiettivo, un po’ ambizioso, di contribuire a restituire la Calabria, intesa come identità culturale, ai calabresi» e pubblica le opere di migliori autori locali.

La casa editrice si muove all’interno di una più antica esperienza, quella di Reportage, giornale di attualità, arte e cultura, cartaceo e online (www.reportageonline.it), fondato in Calabria nel 1962, diretto da Federico Arcuri, e pubblicato ininterrottamente fino ad oggi.

In questo periodo hanno promosso il progetto Nautilus-Parole in movimento, una «Bottega di narrazione, lettura e scrittura condivisa», perché «Semplici parole, parole in movimento appunto, che messe insieme in versi, su carta stampata o sul web, in un ordine dall’origine talvolta misteriosa, ci aiutano a crescere e a diventare persone migliori».

Sembrano un po’ l’eco delle belle parole di Rocco: «Avete visto/il filo d’erba/quando viene calpestato?/Si rialza d’un fiato/e senza nemmeno un grido/è ancora lì ad additare il cielo./Così si sente/l’uomo che scrive un verso:/un esile filo d’erba/che non ha paura/di quello che accadrà/ma di quello che in vita/per gli altri e per se stesso/non è riuscito a fare./Di sera cresciamo insieme/il filo d’erba e io/lui in altezza/io nella mia dignità/e non ci importa nulla/che la falce arrivi/e quando sarà/venga tranquilla/ci troverà ben vivi».
Agnese Moro


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