Il golfo di Sant'Eufemia
16 aprile 2016
Il golfo di Sant'Eufemia

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Lamezia Terme e la vera storia di Santa Eufemia


Santa Eufemia di Calcedonia in Calabria, pur dando il nome all’omonimo e importante golfo e a uno degli ex-comuni che costituiscono Lamezia Terme (oltre che all’omonimo paese in Aspromonte), continua ad essere sconosciuta ai più, mentre nel resto d’Italia e del mondo è molto venerata, soprattutto nelle città dove sono custodite le sue reliquie: Piacenza e Rovigno d’Istria.

Le notizie più recenti e affascinanti sulla storia di Santa Eufemia provengono dallo storico lametino Vincenzo Villella (Le reliquie di Santa Eufemia, inCalabria Edizioni, 2011) e sono strettamente collegate con quella dell’Abbazia di Sant’Eufemia, da cui provengono le reliquie della Santa di Calcedonia, protettrice dell’ortodossia cattolica, e che sono tuttora custodite nella chiesa di San Giovanni Battista a Sant’Eufemia Vetere.

Tutto ha inizio a Calcedonia nel 303, durante le persecuzioni di Diocleziano quando Santa Eufemia, quindicenne, fu arrestata, torturata e fatta sbranare dai leoni. Nel 313 con l’Editto di Costantino fu riconosciuta la religione cristiana e il suo culto cominciò a diffondersi in tutti i paesi dell’Impero. Le spoglie furono portate a Constantinopoli nel 620 ma nell’ 800 il sarcofago sparì e misteriosamente riapparve a Rovigno d’Istria in Croazia, probabilmente messo in salvo da abitanti del luogo.

Le reliquie che si trovano in Calabria a Sant’Eufemia Vetere provengono dal tesoro dell’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia portato qui dai Cavalieri di Malta, che a loro volta lo ebbero dai Templari e dagli Ospedalieri quando questi dovettero abbandonare la Terra Santa occupata dai Turchi. Le reliquie di Santa Eufemia nel 1579 furono donate dall’Abbazia a una chiesetta appena eretta nel casale di S. Mauro intitolata a Santa Eufemia, distrutta poi dal terribile terremoto del 1638 e le cui fondamenta probabilmente si trovano sotto l’attuale chiesa di Sant’Eufemia Vetere. E proprio là, nel 1899 l’allora vescovo Valensise le trovò, abbandonate in un angolo insieme ad altri reperti, durante una visita alla parrocchia.

La lapide, datata 1608 e che possiamo ammirare sulla parete a destra dell’ingresso della chiesa, fu recuperata nel 1899 tra le rovine dell’abbazia da Giovanni Lento e consegnata al vescovo Valensise, che provvide finalmente a sistemare il tutto.
Annamaria Persico


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