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20 novembre 2018

News Lamezia e dintorni

Lamezia Terme, identità e storie dimenticate: Sambiase e il suo misterioso Sigma


di Francesco La Scala

Il Convegno sulla storia millenaria del Lametino, iniziatosi il 17 corrente, sembra aver ignorato la storia di Sambiase, componente essenziale di Lamezia.
Fra i titoli dei contributi vi si trova infatti di tutto, meno che un cenno alla illustre storia nostra e alla nostra netta identità. Nemmeno nominate. Alla nostra Storia, non se ne comprende il motivo, è stato attribuito l’ingiusto gradiente dell’insignificanza.
Forse non poteva che essere così, date le confuse premesse che hanno caratterizzato fin dal principio queste meste celebrazioni. Sappiano tutti i lametini che la nostra Storia e la nostra Identità non potranno mai essere cancellate. Sono verità.

Questo mio articolo sul dialetto sambiasino, scritto qualche tempo fa, serva per ribadire che Sambiase ha estrema coscienza e cura delle proprie radici storiche e del proprio patrimonio linguistico.

Il misterioso Sigma sambiasino

Sciambiascinu, sciardi scialati è l’epiteto ricorrente con il quale si suole apostrofare simpaticamente un sambiasino per sottolinearne le origini squisitamente rurali. La tipica “esse trascinata”, non riscontrabile altrove in Calabria (la “s” di Siderno, pur rassomigliante, risulta però diversa) è infatti una caratteristica fonetica limitata e indissolubilmente legata al territorio sambiasino e alla sua cultura contadina.

La corretta pronuncia di questa frase è impresa ardua per chiunque non sia autoctono: ho intenzionalmente trascritto l’epiteto iniziale utilizzando l’approssimato “sci”, al posto di altri pur possibili fonemi per la nostra “esse” , per evidenziare la distanza incommensurabile che separa l’imitazione canzonatoria della pronuncia dalla sua esatta articolazione fonetica che andremo ad indagare.

Nel nostro dialetto la “esse”, sia in posizione di inizio che all’interno della parola, davanti a vocale o a consonante, assume un suono speciale che si sviluppa in tre micro-fasi:
1. la “S” ,inizialmente sibilante aspra, decade immediatamente (come per mescolarsi ad una ipotetica ” c” ) addolcendosi;
2. Il processo di addolcimento si blocca lasciando spazio ad una aspirazione brevissima ma estremamente funzionale ( una “h” aspirata fulminea );
3. La “S” addolcita, bloccata per un istante , si collega alla successiva vocale o consonante scavalcando letteralmente la cesura (lo iato) creata dall’aspirazione senza dar luogo a fusioni.
Non è necessario essere sottili fonetisti per capire, osservando al microscopio la scansione appena descritta, che se si misurasse e si comparasse la frequenza del suono di una normale “S” sibilante con il suono “Sci” e con la “S” Sambiasina si otterrebbero misure del tutto differenti. L’impronta fonetica rilevata direbbe chiaramente che la nostra “S” è un fenomeno a se stante. Ne scaturirebbero una serie di conseguenze di notevole importanza storica e linguistica.
Poiché non si conosce una “S” latina con aspirazione successiva, potremo dire che, nel nostro caso, stiamo parlando senz’altro di un “Sigma” (σ) dell’antico greco.
Il Meillet annota, a pag. 33, 42 e 343 del suo “Lineamenti di storia della lingua greca”, i processi di decadimento del sigma verificatesi nei dialetti greci esistenti prima della xοινή ( Koiné -affermazione di una lingua greca comune) indicando esplicitamente la presenza di aspirazioni (in seguito sparite) collaterali al sigma in trasformazione, nella fase evolutiva dei processi stessi.

Nulla vieterebbe quindi di ritenere che il nostro Sigma sambiasino, realtà riscontrabile con misurazione fisica, abbia carpito un fotogramma del processo di decadimento del Sigma usato in un dialetto greco arcaico, verificatosi in un’epoca ancora lontana dalla xοινή e appartenente alla preistoria della lingua.

Il Meillet fa cenno al dialetto laconico (Sparta) e ad altri dialetti nord-occidentali tra cui anche quello di Locri ( cui potrebbe risalire anche la “s” di Siderno).
Il fatto rilevante che il fenomeno fonetico sia rimasto circoscritto ad una piccola comunità come quella Sambiasina e si sia, solo lì, conservato fino ad oggi non è inammissibile. Nelle nostre montagne, a poca distanza, conserviamo ancora perfettamente il fonema del “Rho” con spirito aspro (ρ) che il Rohlfs venne a riscoprire in Calabria.

Immagino un gruppo di antichi coloni greci sbarcati nel nostro Golfo e attestatisi nella Piana o in posti vicini e più protetti ( come ad es. i nostri attuali rioni Miraglia e Cafaldo) che parlavano un dialetto in evoluzione il cui Sigma presentava le caratteristiche riprodottesi fino ai giorni nostri.

Il nostro bistrattato Sigma ha quindi una ascendenza molto nobile, nonostante gli “understatements” dei meno accorti della metropoli lametina, cui si unisce una storia tutta ancora da scrivere e rappresenta un punto di partenza prezioso per condurre le necessarie indagini successive nell’immenso giacimento storico-linguistico del nostro territorio. Non oso immaginare la faccia di chi scoprirà che, da adesso, il nostro Sigma costituisce per noi un motivo di profonda fierezza.


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