Bova - Il rito delle Pupazze in fiore (copyright foto Franca Fortunato-vietata la riproduzione)
17 aprile 2019
Bova - Il rito delle Pupazze in fiore (copyright foto Franca Fortunato-vietata la riproduzione)

Cultura, eventi, spettacoli e sport

Le Persefoni di Bova: una lettura femminista delle “pupazze in fiore”


di Franca Fortunato
Anche quest’anno nel Comune di Bova, in provincia di Reggio Calabria, domenica delle Palme si è ripetuto il rito delle Pupazze in fiore chiamate anche “Persefoni”. Della sua storia, significato e organizzazione parla l’antropologa Alfonsina Bellio nel suo saggio “All’ombra delle pupazze in fiore. Antropologia di un rito nella Calabria grecanica” del 2007.

Un culto che nell’area grecanica caratterizzava l’inizio della Settimana Santa della civiltà contadina e che, poi, si è inserito nel rito cristiano della domenica delle Palme. Il rito, che affonda le sue origini nel mito greco di Demetra e Core–Persefone, è rimasto in auge fino a tutto il Seicento ed è stato ripreso a Bova negli anni Sessanta e Settanta del Novecento per iniziativa di alcuni studenti dei licei classici. «In epoca bizantina», scrive l’antropologo Vito Teti nella prefazione del saggio, «tutta la Calabria era ellenofona, in età normanna rimase ellenofona la Calabria meridionale, fino al passaggio definitivo dal rito greco al rito latino, sancito ufficialmente nella diocesi di Bova con una bolla del 1574, anche se la presenza del vecchio rito è documentata per tutto il Seicento».
Il mito di Demetra e Core-Persefone
Narra il mito che Core–Persefone, fanciulla divina, stava con altre fanciulle a raccogliere dei fiori su un prato quando dalle voragini della terra giunse il dio degli inferi, Ade, che la rapì e la portò con sé sotto terra, nel suo regno. Quando lui la trascina negli inferi, lei grida, ma nessuno la sente, né sua madre Demetra, la grande dea, né suo padre Zeus. Il Sole forse, e forse Ecate, odono l’adolescente. Demetra non capisce da chi le è stata strappata la figlia, piange cercandola, e soffre acutamente. È Ecate che dopo dieci giorni le dice dove si trova sua figlia: le svela anche che il rapimento ha avuto luogo con la complicità di Zeus. Demetra allora si adira contro gli dei e lascia l’Olimpo per avvicinarsi ai mortali. Il lutto di Demetra comporta la sterilità della terra e la carenza di cibo per i mortali per cui non ci saranno alla fine più uomini per onorare gli dei. Dopo un anno di carestia, Zeus si preoccupa. Tenta di far cambiare parere a Demetra che non accetta nessun compromesso. Vuole solo rivedere il volto di sua figlia. Allora Zeus si rende conto che non c’è altro modo di salvare i mortali e gli immortali e manda Ermete nell’Erebo a cercare Core-Persefone. Ade è costretto ad obbedire, ma gioca la sua ultima carta, con scaltrezza: fa mangiare a Core–Persefone un chicco di melagrana, che la rende, a sua insaputa, ostaggio degli inferi. Madre e figlia si ricongiungono felici. Il dono avvelenato che ha accettato da Ade obbliga Core-Persefone ad essergli sottomessa per almeno un terzo dell’anno: nella stagione fredda. Le viene concesso di stare con la madre solo nella stagione calda e primaverile.
Questo episodio – scrive Luce Irigaray, la massima teorica della differenza sessuale – si situa come molti altri al momento del passaggio dal matriarcato al patriarcato. Il ratto della figlia della grande dea serve a istituire un potere di divinità maschile e organizzare la società patriarcale”.

Da Demetra e Core-Persefone al rito delle Pupazze in fiore.
Scrive l’antropologa Bellio: «Diversi giorni prima della domenica delle Palme alcuni uomini portano grandi rami d’ulivo delle varietà locali, la chianota sinopolese, e canne lunghe, che servono per allestire le strutture portanti delle pupazze. Assemblate le varie parti la pupazza è pronta. La si decora con nastri colorati, merletti, rami di mimosa e margherite bianche e gialle e altri fiori spontanei e poi frutta in abbondanza. Alcune figure sono abbellite da orecchini a forma di minuscolo paniere o altri monili. Ci sono figure molto grandi e altre più piccole, che vengono definite “madri” e “figlie”, nel segno dell’evocazione del mito greco ( Demetra e Core-Persefone). Durante la processione, il sacerdote introduce l’evento con una riflessione. Egli stesso dice che le palme evocano antiche figure mitologiche, segnando il passaggio dall’inverno alla primavera, dalla morte alla vita. I temi della Pasqua cristiana nell’omelia vengono così ricondotti alla festa primaverile di morte e rinascita e quindi ad antichi culti agrari. Dopo la benedizione il corteo ritorna nella chiesa e le pupazze, disposte ai lati dell’altare, partecipano alla liturgia. Terminata la messa, la processione riprende, si torna in piazza e qui arriva il momento conclusivo e centrale del rituale: le statue vegetali sono smembrate e distribuite a tutti i presenti».

Come non pensare, nella conclusione del rito, all’Eucarestia, dove ad essere “ricordato”, distribuito e mangiato, è il corpo e il sangue divino della Madre (Demetra) e della Figlia (Persefone), sulla cui separazione – come insegna Luce Irigaray – gli uomini hanno instaurato il patriarcato, distruggendo le genealogie femminili?

Non è questo che si ripete a Bova quando Bellio racconta che le pupazze, figure femminili in fiore, sono preparate e portate solo da giovanotti, in un periodo festivo in cui avviene uno scambio di doni tra fidanzati? Agli uomini il compito di preparare e portare in corteo le pupazze, alle promesse spose quello di impastare i dolci pasquali per il futuro marito.

Quel rito della domenica delle Palme non è forse il modo per ri-immolare sull’altare del patriarcato, ad ogni fidanzamento, l’”agnello sacrificale” della relazione madre – figlia? Lo stupro della figlia, da parte del dio degli inferi, torna nell’interpretazione che l’antropologa dà della Persefone – Calabria: «Fanciulla bellissima, martoriata da rapimenti e violenze continue che l’hanno precipitata negli inferi della storia e del tempo, una Core che nessuna lacrima di madre o di coccodrillo riesce ancora a riscattare”. Un rito, quello della comunità di Bova, che finisce per celebrare lo “smembramento” della relazione madre figlia e la nascita del patriarcato.

Fonti: “All’ombra delle pupazze in fiore – Antropologia di un rito nella Calabria grecanica” di Alfosina Bellio Ed. Kurumny
“Il tempo della differenza” di Luce Irigaray Ed. Riuniti
“Il pensiero della differenza” Diotima ed. La Tartaruga
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