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10 luglio 2018

News

Le professioni più richieste dalle imprese: analisti e progettisti di software, ma pure camerieri e barman


Potrà sembrare strano, ma nell’Italia (con un tasso di disoccupazione dell’11%), il 25% del fabbisogno di posti di lavoro resta inevaso. Come a dire che, nel giro di un anno, le aziende riescono a mettere sotto contratto solo tre figure ogni quattro delle quali hanno bisogno.

Un problema di mancato incontro tra domanda e offerta (gli americani lo chiamano miss-matching) molto meno infrequente di quanto si pensi.

Secondo uno studio di Unioncamere (Le professioni più richieste dalle imprese italiane), che suddivide le categorie dei lavoratori in tre settori: dirigenti, comparto servizi e operai, tra i dirigenti sono gli analisti e i progettisti di software, con il 43%, le figure più ambite e più difficili da trovare, mentre nel comparto servizi spiccano le guardie private di sicurezza: 21%.

Quanto agli operai, i più desiderati e introvabili sono i macellai e i pesciaioli: solo due aziende su tre riescono ad agguantare professionalità in grado di soddisfare le esigenze.

Ma uno dei casi di scuola più eclatanti è quello legato al mondo delle attività di ristorazione e di intrattenimento.

«Va di moda fare lo chef, ma è sempre più difficile trovare un pasticcere, considerata erroneamente una figura di secondo piano rispetto al cuoco. Ma la vera scommessa è trovare un cameriere», ha spiegato Lino Stoppani, vicepresidente di Confcommercio, presidente della Fipe, e una vita passata a far crescere con la sua famiglia un tempio come il ristorante Peck Milano.

Il mestiere del cameriere soffre dell’aspetto reputazionale, e di una trasformazione che lo ha ridotto a semplice portatore di vivande, quando invece è un anello fondamentale dell’accoglienza», aggiunge. Senza contare che «è un lavoro di sacrifici, non ben visto dai giovani, nonostante possa essere molto ben remunerato a certi livelli».

Per Giammarco Giovannelli, titolare di un hotel-residence ad Alba Adriatica sulla costa teramana e presidente regionale di Federalberghi «nessun giovane è più disposto poi a lavorare a tempo pieno per tutta la stagione».

Al top delle professionalità ricercate, precisa il capo del centro studi della Fipe, Luciano Sbraga, spiccano i cuochi, i sommelier, i camerieri e, soprattutto, i barman. Sì proprio lui: il bartender alla Tom Cruise è l’uomo più gettonato sul mercato.

«Il problema», ragiona Sbraga «si fa tanto più complesso quanto più cresce il livello degli esercizi. E facile trovare un cameriere di sala in una trattoria o in albergo di medie dimensioni. Ma per locali di standard superiore occorre conoscere bene le lingue e avere nozioni al di là della media».

E il problema di trovare personale adatto, a quanto pare, non è legato alla stagionalità estiva, alla cancellazione dei voucher o alla scarsa sicurezza delle posizioni offerte in quanto «l’80% delle aziende legate al mondo di ristorazione e intrattenimento offrono contratti a tempo indeterminato».
(Fonte: Confcommercio)


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