banksy-da-radioeco
17 maggio 2020

Blog

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «50000 lacrime… »


È bene sospettare di tutte le lacrime mediatiche, con buona pace per chi le piange, mi spiace: se penso a quelle della Fornero, cosmetiche, tra l’altro, non me le bevo più, assolutamente!

Per quanto disarmino, annullando le nostre difese, sono diventate sempre più merce di scambio: gettonatissime a peso di lingotto, direi, senza azzardare! Oramai il pubblico dal pianto facile ama anestetizzare i pensieri pre-notturni con le carrambate della De Filippi: lo share di «C’è Posta per te» parla da solo; anzi, potrebbe far pur pensare ad un trofeo titolato alla «Madonna dei sette dolori», in onore di Maria, moglie di Costanzo, a scanso di ogni equivoco.

Senza andar così lontano, persino dalle nostre parti, c’è chi «ciangi ed allatta»: mi verrebbe da inferire che «chillu ca ciangi» freghi (“bip” per scurrilità scartata in omissis) «chillu ca ridi».

Per quanto mi dolga ammetterlo, tutto questo è persino una buona eredità classica: nella Roma antica, ad esempio, le lacrime erano fondamentali, sia in privato che in pubblico. Le usavano gli oratori per impietosire il pubblico, se ne servivano i politici e, in generale, erano pane quotidiano per gli imperatori, il popolo ed i senatori. Piangere non era tabuizzato, assolutamente no: si consumava tra il vezzo ed il vizio, fatte salve delle situazioni, con molta nonchalance!

Qualche prova per provarlo!? Seguitemi. Nel 146 a.C. i Romani vinsero e Cartagine fu rasa al suolo. Polibio narra che Scipione pianse sulle rovine della città nemica, pensando come “la sorte di città, popoli, domini, muti al pari del destino degli uomini: così era accaduto a Ilio, città una volta potente, così era accaduto ai regni degli Assiri, dei Medi e dei Persiani, che erano stati grandissimi ai loro tempi”.

Beh, fu un pianto da coccodrillo! Sincero, invece, quello di Cicerone «cum ab exilio domum revocatus est, gaudio flevit», «quando fu richiamato in patria dall’esilio pianse». Ancora. Ci sono lacrime individuali e lacrime di un popolo intero, come la quelle, reali o metaforiche, versate presso il Muro del Pianto, il Koteò, a Gerusalemme; e allora le lacrime si fanno memoria dolente per ciò che fu ma anche prospettiva di quanto di buono sarà in futuro, anche perché Dio «suscita e consola», a dirla con Manzoni.

Le peggiori sono quelle che rigano il viso dei tanti bambini che vediamo affollare lo schermo del nostro pc, mentre scorriamo post e chat di svago quotidiano. «Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra» (Gianni Rodari). «Quando si grida all’ingiustizia è legittimo piangere, allora» (Italo Svevo). Diversamente, continuando con la canzone di Nina Zilli, con cui ho avviato quest’editoriale di domenica, gli occhi possono produrre 50 mila stille lucidissime, sì, ma da gettare soltanto al vento. Sarebbe troppo farne goccia di mare: meglio lasciarle aerosolizzare. Lì non c’è rischio che possano inimicarsi fulmini e saette, perché la pioggia è fin troppo nobile, mi sa!

Le lacrimae rerum:
postilla lucreziana postmoderna
a cura di
Francesco Polopoli


Leggi anche...



News Calabria
Aggressioni negli ospedali calabresi: SUL scrive...

Gentile on. Presidente, come riportato anche dalla stampa, con la fine del periodo di...


News Calabria
Palermiti. L’ex sindaco Lomanni non ha, ad oggi,...

Nei giorni pregressi ed anche in data odierna è stata data notizia di un sequestro operato...


News Calabria
PARCHI AVVENTURA CALABRESI: “FATECI RIAPRIRE...

La governatrice della Calabria il 29 aprile scorso, con un'ordinanza che anticipava di alcuni...


News Calabria
Rubati mezzi agricoli alla comunità ‘La Casa del...

Apprendere della notizia del furto dei mezzi agricoli nella de della comunità terapeutica...