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25 agosto 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Bikini… l’Italia a pezzi»


L’Italia è a pezzi: parliamo «dei due pezzi», che è meglio, allora!
Costumi «a due pezzi» erano indossati già nell’antichità, come risulta dal ritrovamento di urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana, ma con le dovute cautele, senza fare di tutte le erbe un fascio, però!

Una precisazione immediata pare doverosa sin dall’inizio. Nell’antica Roma si usavano due distinti capi d’abbigliamento, che le donne potevano talvolta combinare: il subligaculum, che copriva le parti intime, lo slip, detto in soldoni, e lo strophium, che era una sorta di reggiseno, così potremmo chiamarlo oggi! Pertanto, è inutile fare accostamenti tra questa biancheria intima e gli attuali costumi da bagno: sul piano dell’uso non servono ulteriori note a margine, credo! Su questo non ci piove, stando alla chiarissima iconografia della Villa del Casale di Piazza Armerina, che tra l’altro esplicita pure il contesto della presentazione succinta, che scorgiamo tutti ad occhi nudi: giovani, perlopiù, che giocano a quello che può apparire come un antenato del volley, della pallamano o una sorta di soft-rugby, con palla ovale, da impugnare.

Insomma, i due pezzi che vediamo nei mosaici, diversamente dal bikini, non parrebbero usati come costumi da mare: nella Villa del Casale, infatti, le donne ritratte fanno diverse attività sportive ma non il bagno. C’è da dire, oltre a questo, che nelle numerose Terme dell’Urbe imperiale sia donne che uomini eri usi farsi il bagno con costume adamico. Senza veli, da nudisti: altro che topless, quello era light per il mondo romano! È pur vero comunque che Roma è maestra di futuro prossimo fino alla fine dei tempi: pertanto, quando il sarto francese Louis Réard realizzò questo capo d’abbigliamento nel 1946, sicuramente gli saltò in mente il ghiribizzo di rievocare l’atollo su cui si svolsero non pochi esperimenti nucleari, Bikini, per l’appunto, quasi ad affermarne la stessa carica atomica ed esplosiva per l’estrema audacia, con cui allora il suo brevetto si presentò al pubblico femminile e non solo, ma idealmente avrà finanche considerato una cultura millenaria, che di pezzi ha tessuto mosaici un po’ovunque.

Di certo, da quel momento in poi è diventato uno strumento di seduzione: è innegabile tutto ciò, direi! Vedi ad esempio la nostra Boschi, quando posta a Salvini la domanda se gli sembra una «mummia», magari imparentata con la preistorica Lucy, a mia postilla ironica! Già, una Vexata quaestio, questa, in una crisi politica agostana, che dai pezzi lascia presagire scenari da ben vedere e da belvedere. Tramonti su spiagge per nuovi orizzonti: oramai, la politica si decide on the beach.
Francesco Polopoli


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