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11 agosto 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Fratelli, coltelli? E se valesse anche per la Santa Chiesa?»


Si dice: «parenti, apparenti» (nell’ipotesi migliore), oppure «parenti, serpenti» (in quella peggiore). La sostanza non cambia, però, a livello proverbiale. La famiglia parrebbe sulla graticola, a ben vedere, almeno sul piano popolare. Se poi ci mettiamo «cugini, assassini», beh, siamo proprio al top! Ora mi chiedo: e se da tutto ciò non fosse immune nemmeno «la casa di Pietro»? Seguitemi, allora, ma solo lungo i binari di una sorridente ironia.

L’obelisco della Minerva, per chi non lo dovesse sapere, è uno dei nove obelischi egizi di Roma, di là dalla Biblioteca di Giovanni Spadolini: è popolarmente noto anche come il «Pulcin della Minerva». Apro una parentesi, come si suole dire: pulcino nel dialetto dell’epoca stava per porcino, riferito all’elefante “per le dimensioni ridotte e le forme rotonde, più adatte a un maialetto”. Orbene, Giovanni Spadolini, da una parte, e l’elefante, dall’altra; quante volte mi è capitato di sentire da qualche passante: tra pachidermi se la intendevano, eh già, ma su questo è opportuno sorvolare! «La calunnia è un venticello»: farebbe da sottofondo musicale il buon Rossini, tacendomi al riguardo!

Tornando a noi, sembra che il Bernini, ideatore della scultura, entrò in lizza con i domenicani: col consenso di papa Alessandro VI sconfinò con un palese ed inequivocabile affronto. Perché direte? L’animale volge le terga al convento degli ottusi frati, mentre la proboscide ne sottolinea la posizione irriverente, per non dire della coda, spostata sulla sinistra, che andrebbe ad accentuare l’intenzione offensiva. Insomma: bel tatto di elefante, alleggerendo il tutto con una risata.

Erano tempi in cui l’ironia ad arte non nuoceva all’arte: oggi, di converso, c’è l’horror vacui, invece! Prima di chiudere mi va solo di sottolineare l’iscrizione del basamento di questa straordinaria scultura stilofera:: “Sapientis Aegypti/ insculptas obelisco figuras/ ab elephanto/ belluarum fortissima/ gestari quisquis hic vides/ documentum intellige/ robustae mentis esse/ solidam sapientiam sustinere” (Chiunque qui vede i segni della Sapienza d’Egitto scolpiti sull’obelisco, sorretto dall’elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza). Lettere cubitali per la chimica del cervello, oggi sempre più rincitrullito per carenza di fosforo e di vitamina K(ultura), come mi piace battezzarla, per licenza, senza essere licenzioso.
Francesco Polopoli


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