Foto Sebastiano Monieri Editore
15 marzo 2020
Foto Sebastiano Monieri Editore

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Gattemorte e altri… animali»


Altro che Cinecittà, anche Madre Natura ha il suo teatro ed i suoi teatrini. Perché? Diamo un’occhiata a questo editoriale in versione Quark, per capire come il mondo umano sia anche specie animale per comportamento.

Se nella letteratura manzoniana vige la censura (con quel suo fare di gatta morta, e con quelle sue proposizioni sciocche, io l’ho per un dirittone, e per un impiccione), il mondo per converso conta esempi ed esemplari di ogni risma, su cui è sfuggita senza dubbio la bacchettata darwiniana. Intanto, l’ispirazione di questo modo di dire proviene dal celeberrimo racconto di Esopo che, nella favola intitolata “Il gatto e i topi”, narra di come un gatto, per catturare i topi sopravvissuti al suo attacco e rimasti nascosti nel loro nascondiglio per scampare al suo agguato, utilizzi la morte apparente per farli cadere nella trappola.

Una storia di finzione, come risulta evidente, allora! Ecco lo spunto su cui non poche nostre Mirandoline esercitano un manierista magnetismo da mimetismo: basta avere occhi di gatto (ora capisco perché il manga ha avuto una notoria fortuna!) e muoversi come una libellula. A proposito, le femmine di quest’ultima specie, che spesso ricevono corteggiamenti indesiderati dai maschi della stessa, sembrano essersi costituite per porre fine a una lunga fila di svenevoli avances: fingersi morte.

In pratica simulano una caduta letale e giacciono a terra come fossero decadute e decedute, finché il partner non si allontana da loro: alla faccia, chi lo avrebbe potuto immaginare! Piero Angela interverrebbe dicendo che c’è una ragione biologica che giustifica questa strategia anti-rimorchio: questi animaletti, benché sia più corretto chiamarli insetti, risultano particolarmente vulnerabili nel momento in cui depongono le uova ed un ulteriore accoppiamento non solo potrebbe danneggiare il loro tratto riproduttivo ma persino mettere a rischio la loro incolumità. Tutto pesato col bilancino, che dire!

Una chiosa, a questo punto, va fatta a riguardo: il nome libellula deriva dal latino libra, ovvero bilancia, così detta perché nel volo tiene le ali orizzontali. Tutto torna, insomma, in quest’ingranaggio di comprensione. Nel nostro caso, infine, la sottospecie trattata è il dragone alpino: ciò me la rende pure una creatura mitico-leggendaria, anche se nei modi Dragonessa non è, visto che in tanti, senza temerla, sbavano per essa più di un cesto copioso di lumache. Per chiuderla, di gattemorte ce ne stanno a iosa in tutti gli ambienti: fa parte del ciclo biologico, rassegniamoci! Vizio di Natura fino a morte dura!? Mi sa di no: perdura, e basta!

Francesco Polopoli


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