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19 luglio 2020

Blog

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «I ‘cacassòtta’ di Orazio e Sant’Agostino»


Prendendo spunto dal vernacolo lametino e più specificatamente da una di quelle straordinarie voci che sta per brutto scarabocchio, mi va di presentare due straordinarie penne del mondo antico: uno è il Vate augusteo dell’Impero Romano, l’altro un Padre eccelso della Chiesa delle origini.

Eppure di strani ghirigori sono stati protagonisti entrambi, per non dire che l’hanno pure buscate in tempo di scolarizzazione. Orazio (Epistole, II), rispettando l’ordine di tempo, ad esempio, non si è astenuto dal criticare il suo vecchio maestro di scuola Lucio Orbilio Pupillo, descrivendolo come plagosus (per l’uso d’una spranga): «ricordo come, da ragazzo, Orbilio mi dettasse le cose a suon di frusta».

Anche Santa Monica ebbe qualche preoccupazione per suo figlio, come tante di quelle nostre mamme di oggi, che vanno dietro al grembiule dei loro pargoletti, osannati come piccoli angioletti, dall’uscio di casa fino alla ninna nanna dei loro letti: «prima, durante l’infanzia, anche di latino non conoscevo alcuna parola, ma con un poco di attenzione imparai senza bisogno d’intimidazioni e torture, anzi fra carezze di nutrici, festevolezze di sorrisi e allegria di giochi» (Ag, Confessioni 1, 14, 23).

Sembrano i primi giorni festanti di scuola per tutti: poi comincia il secondo round, ed il copione sembra un vecchio cliché, eccettuati gli abusi di correzione, che trovo fuori luogo, detto per inciso: «fui affidato alla scuola per impararvi le lettere, di cui, meschinello, ignoravo i vantaggi; eppure le buscavo, se ero pigro a studiarle» (idem, Conf. 1, 9, 14), povero lui, commentando con partecipazione, scusandomi per l’intromissione!

Eppure sarei stato curioso di vedere gli svolazzi e gli arzigogoli di tutte e due: allora gli errori erano trattati da orrori e non c’era alcun modo di ripristinarne la conservazione, come facciamo noi quando cestiniamo e recuperiamo documenti del nostro pc, a mo’ d’esemplificazione. Tuttavia la tradizione indiretta ha immortalato qualche piccola scaramuccia, un po’come si fa con le note del registro di classe, oggidì, quando si ha il buon senso di darne valore, perché, sennò, anche quelle diventerebbero altri «cacassòtta».
Francesco Polopoli


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