Uomo allo specchio di Okuda
2 giugno 2019
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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «I soprannomi intellettuali ed internettuali»


Da sempre i soprannomi hanno una funzione identificativa a partire dalle tante realtà comunali o digitali in cui si vive o si naviga.
Chioggia rappresenta, ad esempio, un caso demografico unico ed irripetibile in Italia: l’elevatissimo tasso di omonimia tra i due cognomi principali, Boscolo e Tiozzo, ha indotto l’ufficializzazione nel registro dell’anagrafe di questi sub-cognomi. In ogni documento ufficiale, patente di guida e carta d’identità compresi, vengono addirittura inseriti a tutti gli effetti di legge, accompagnando la vita giuridica dell’interessato.

Nella fattispecie, dei Boscolo si distinguono, tra gli altri: i Forcola (= scalmo), i Bachetto, gli Anzoletti (= angioletti), i Gioachina, i Cegion, i Bariga; dei Tiozzo, i Caenazzo (= catenaccio), i Fasiolo (= fagiolo), i Napoli, i Campanaro, i Brasiola (= braciola), i Pagio.
Anche nei club artistico-letterari quest’uso è stato ufficiosamente regolarizzato: eccome!!!

A scopo dimostrativo, i soci dell’Accademia degli Affaticati, a Tropea, avevano tutti un distintivo, ossia un nome particolare che li distingueva. Ne cito alcuni: Pasquale Galluppì era detto il Furioso o anche il Timoroso, Alessandro Pelliccia il Precipitoso, Andrea Colace l’Attento, Beatrice di Francia la Sagace, Domenico Braghò l’Instabile, Felice Toraldo l’Arrossato, Luigi Barone l’Ansioso, Tommaso D’Aquino l’Affannato, Raffaele Paladini il Pronto, Francesco Polito il Sospeso, il can. Don Giuseppe Scrugli l’Ingegnoso, Gaetano Ruffa l’impetuoso, Goffredo Fazzari il Restio, Gaetano Massaia il Subitaneo, Gaetano Raponsoli il Placido, Silvia di Francia la Riflessiva, il Generale Nunziante il Coraggioso.

Per inciso, un’Accademia nasce come sorta di ‹‹club letterario›› ed in Italia ne sono nate tantissime a pioggia, ecco perché oggi spuntano come funghi. Alcune, sul piano onomastico, fanno pure sorridere: l’Accademia degli Incogniti (Venezia), L’Accademia degli Assorditi (Urbino), L’Accademia degli intronati (Siena), L’Accademia degli Oziosi (Napoli). Su quella degli Affaticati, tuttavia, c’è la spiegazione dell’abate tropeano Francesco Sergio (1642-1720), che la disambigua per dissipare dei naturalissimi qui pro quo: ‹‹Exornari voluere titulo “l’Affaticati”, nimirum virtutum ac scientiarum honorato labore amantes››, ovvero ‹‹vollero fregiarsi del titolo degli “Affaticati” specialmente poiché amano di agire senza mai stancarsi››.

Oggi, nell’era digitale, invece c’è l’algido e l’anodino nickname, che nella cultura internauta, è quello pseudonimo con cui ci identifica in un determinato contesto o in una specificata comunità virtuale: un surrogato di nome, praticamente, che non mi attrae assolutissimamente! ‹‹Zazà, Stellina del ciel, Capitan Harlock›› e qui mi taccio, non andando oltre, anche perché sarebbe troppo! L’etere, chiedendo venia, può far rete, ma non è legittimabile come patria del buon pensiero, specie quando non cova una bella immaginazione.
Francesco Polopoli


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