Illustrazione The Fox And The Raven su DeviantArt
10 maggio 2020
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Blog

L’Editoriale di Francesco Polopoli «Il blog: tutto è partito da un ciocco di legno…»


Proprio così, come il nostro Pinocchio! Quello di Collodi, tuttavia, è collaudato: l’altro in rete, non poche volte, è un po’ irretito, solo per una minuta nota di puntualizzazione. Linguisticamente parlando, si tratta di un bel parto linguistico: la parola nasce per contrazione, con qualche travaglio, proprio così! Da “web log” (cioè un log dei nostri pensieri “buttato” dentro una pagina web), è venuta fuori una gestazione di vita.

Se il primo dei due elementi rimanda a «ragnatela» o ad «intreccio», quasi da Spiderman del quotidiano (se non altro per la possibilità di toccare con mano cose distantissime da noi a superpotere di click), il secondo si rivela un mare magnum di incertezza, forse che sì, forse che no!

Nella migliore delle ipotesi è una buona novella ed in questo caso ci si può dirigere al largo ad infinitum: in quella peggiore ad attenderci è la stessa balena che ha inghiottito Geppetto e non è che è confortante la cosa, specie alla luce del fatto che oggi sempre più a pelo d’acqua s’avvistano squali e pescecani, e quanti ce ne stanno, ahinoi!

A proposito, senza sconfinare, colgo l’occasione per ricordare che il Log Book era il diario di bordo delle navi, su cui venivano annotate quotidianamente posizioni e velocità. Una curiosità, che credo possa passare a chicca di un quizzone, chissà! Nel gergo nautico del XVIII secolo “log” era il pezzettino di legno (detto anche barchetta), fissato a una fune con nodi a distanza regolare, lanciato in mare e lasciato galleggiare.

Il numero delle annodature fuori bordo entro un intervallo fisso di tempo indicava, approssimativamente, la celerità della nave (convenzionalmente indicata in nodi, per l’appunto!). Oggi, in barba a questa tiritera, cos’è un blog!? Una navicella, ma ci arriveremo dopo averlo inquadrato a grandi linee. E come? L’eredità di un genere letterario da diario elettronico, mi piace etichettarlo così, senza superflue circonlocuzioni: alcuni autori da influencer opinion sono diventati opinion maker in vari ambiti (politica, economia, giornalismo), costituendo una fonte analoga alle testate giornalistiche (con le quali talvolta collaborano, mantenendo il carattere precipuo che è quello dialogico o intertestuale con i lettori); altri, purtroppo, cadono in una dimensione limbica: un po’ anodini nello stile e sospesi nelle terze rime dantesche, “Kyrie eleison”!
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli.

Per il buon Fiorentino, quest’ultimi non sarebbero stati né puttini né diavolacci, poveracci!!!

Ma torniamo alla nostra barchetta…il blog, per intenderci! Voglio proprio appaiarlo al vascello di una grande voce femminile, che è Emily Dickinson, che se ne fa onirica Sibilla da buona profetessa:
Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna –
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio –
tanto è frugale
il carro dell’anima.

Perché amo questo testo lirico!? Fa evocare la gratuità di una traversata alla portata di tutti: non c’è prezzo, non c’è alcun pedaggio da pagare. L’unico requisito è la disponibilità della persona ad accogliere il viaggio, l’avventura. Il blog non si fa spesso da contenitore poetico? Perché no! Non nego ad esso il valore di crestomazia in talune fortunate e fortuite circostanze.

Ancora. La sintonia è la medesima. Quante volte l’inter nos è avvenuto mediaticamente a mezzo d’internet? L’autore ed il fruitore di un testo non avevano in passato la stessa corrispondenza d’amorosi sensi? Facciamone memento qualche volta! E soprattutto come non essere riconoscenti alle possibilità scaturite da intuizioni ed intercettazioni di idee.net, che ci hanno bussato inaspettatamente, per incendiarci successivamente d’eroico furore? Beh, il web è come il Campo de’Fiori: non va demonizzato o messo all’indice (eccezion fatta per fake news o castronerie del genere), anche perché florealmente parlando è speranza di frutti maturi. Basta non cascare dal pero, e qui la consapevolezza entra in gioco, e non cogliere le mele adamiche ed evine, sebbene «mala mala mala sunt bona» ma questa, per chiudere, è tutta un’altra storia!

Francesco Polopoli


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