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16 febbraio 2020

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Il genio è bello se non è litigarello»


Come l’amore, già! Non parlo di Morgan, perché quello è un Bugo nell’acqua: a proposito, qui la baruffa non solo fa muffa ma pure fuffa, almeno credo!

Partiamo da un nostro autore corregionale, per poi mettere in relazione la microstoria con una macrostoria più ampia. Lui è un poeta reggino, di nome Cola Napoli: quanto alla sua poesia, beh, si circondava di sorriso nei duelli poetici. Grandioso quello sostenuto con un rimatore della Pardesca di Bianco, detto Brosco. Lo ha sempre ridicolizzato, senza dargli requie, bullizzandolo (quasi): basta leggerlo!

All’appello nei suoi agoni è la vena popolare del frequentatore di bettole dove, nello scintillare del vino, i bevitori amavano “muttettiare”, scambiarsi in versi improvvisati reciproci elogi o lanciarsi offese. Fu di questa risma anche lui: è a questa tradizione, vinaria, mi permetto di aggiungere, che il nostro calabrese si rifaceva nella sua tenzone con il suo avversario. Fin qui le cronache meridiane: quelle di Narnia son venute dopo!

Che dire della storica competizione tra Borromini e Bernini? I due architetti, molto diversi per origini e carattere, più volte si erano trovati a collaborare agli inizi della carriera di Borromini, quando Bernini, seppur coetaneo, era già molto conosciuto. La collaborazione iniziale ben presto si trasformò in una sfida a colpi di commissioni ecclesiastiche e private.

Bernini, durante il periodo di sistemazione di Piazza Navona, non godeva molto del favore di Papa Innocenzo X e pare che il suo incarico per la Fontana dei Quattro Fiumi fosse venuto fuori grazie a Donna Olimpia Maidalchini, cognata del Papa, mentre il Borromini era stato scelto dallo stesso Innocenzo X per il progetto della nuova conduttura di quello slargo. Qualche spetteguless dice che Bernini realizzò alcune sculture della Fontana dei Quattro Fiumi per ridersela della vicina Chiesa di Sant’Agnese: il Rio della Plata è stato scolpito con la mano sollevata come gesto di protezione dal possibile crollo della Chiesa del Borromini, e il Nilo ha il capo velato per evitare di vedere quell’architettura selvaggia che si mostrava di fronte. Una precisazione: il pensiero divergente ha sempre lasciato traccia, come ci insegnano questi aneddoti artistici. Come dire, le arti docent. Oggi, invece, sempre più manca capacità argomentativa e quella sì che alza alti ed altri muri, su cui persino i muralisti avrebbero una certa resistenza a lasciare un segno.
P. S.: Un grazie alle benevoli lettrici ed ai benevoli lettori: uno, in particolare, a D. F., con cui ho condiviso un’amena e piacevole serata all’insegna di Vacanze Romane.
Francesco Polopoli


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