Ulisse di  Marc Chagall
26 maggio 2019
Ulisse di Marc Chagall

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «L’Odissea nello spazio, il nostro!»


L’Odissea insegna un’etica adatta ad ognuno di noi: l’uomo sotto tutti i soli, non solo quello europeo perché, se così fosse stato, sarebbe rimasto da solo. La sua diffusione in Paesi non occidentali, poi, è alquanto significativa: Ulisse è l’uomo di tutte le stagioni per tutta la latitudine della Terra. Quindi, ogni regione pan-mediterranea è ragione di mito: alla luce di ciò, il genere letterario dell’inospitalità non apparterrebbe al Mar Mediterraneo, sragionerebbe la cosa, non pensate!?

Da figli dell’Ellade dovremmo approcciarci al prossimo con l’animo ellenistico del rispetto; da discendenti di Romolo e Remo, invece, dovremmo sempre più interiorizzare l’adagio di Terenzio Afro «homo sum, humani nihil a me alienum puto», ovvero «sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano lo ritengo a me estraneo», che basta a sé per spodestare il principio distopico di Orwell «quattro gambe buono, due gambe cattivo»; per non parlare, infine, di quel fare tutto romano, che mi fa salire i bordoni, tutte le volte che spendo i miei sogni per un mondo migliore.

I Quirites, entrando in merito alla discussione, erano i cittadini di Roma, ma non solo di Roma: mi va di puntualizzarlo! Se un cittadino fuori Roma fosse stato in pericolo, avrebbe gridato «o Quirites», cioè «o Cittadini romani, come me, aiutatemi». Si dà il caso che anche l’Africa d’allora non fosse così diversa da Roma: pertanto l’africano e l’italiano erano similes cum similibus a differenza di oggi. Dove voglio arrivare? Basta rinfrescarsi la memoria per comprendere la storia comune che ci accomuna, lasciando perdere la questione dei confini, peraltro limitante e limitativa: se potessimo istituire «una giornata di Nettuno» per tutte quelle terre che fanno baricentro intorno al Mare nostrum, chissà, sarebbe la volta buona per pacificarci con l’umanità di noi stessi. Nel frattempo, una regola di buon senso, che è piuttosto semplice. Prima di tutto, l’essere vivente in quanto tale, anche perché la geografia degli spazi non può arrivare a disumanizzarci, questo MAI!
Francesco Polopoli


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