Lady Gaga in abito albero di Natale
15 dicembre 2019
Lady Gaga in abito albero di Natale

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Oggi parliamo di palle… di Natale»


«A suo dire l’umanità si divideva in due grandi gruppi nemici fra loro: i presepisti e gli alberisti. È una suddivisione – diceva lo zio – così importante che dovrebbe comparire sui documenti di identità, né più né meno di come appare il sesso e il gruppo sanguigno. Altrimenti può accadere che un disgraziato scopre, solo a matrimonio avvenuto, di essersi unito ad un essere umano di tendenze natalizie diverse» (Luciano De Crescenzo). «Palloso, no!?», avrebbe continuato, in linea col suo pensiero, il noto scrittore partenopeo, recentemente scomparso. A proposito di palle natalizie, da più parti si sente la curiosità di saperne di più sulla loro genesi: ancor più sotto Natale, quando le curiosità, siano esse personali o sollecitate dai nostri marmocchi, spingono alla ricerca di senso. Filosofia e teologia vanno a braccetto in questo periodo: esistenzialismo dicembrino, è il caso di dire!

Pertanto, partiamo «ab ovo», dalle remore origini, cioè, senza spingerci lontano nel tempo, comunque!
Siamo in un piccolo villaggio chiamato Goetzenbruck, vicino Sarreguemines, nella Lorena francese: giusto per inquadrare il contesto…
Per inciso, sia pure en passant, mi va di sottolineare come già gli antichi Romani avessero l’abitudine di ornare le loro case con rami d’abete per celebrare il solstizio d’inverno in onore del dio Giano. In seguito vennero i Cristiani nel periodo medievale a sostituire i rametti con un albero intero, “l’albero di Natale”, per capirci, che appendevano al coro delle chiese o nelle case.
Come era decorato, è lecito subito chiedersi. Con mele rosse per evocare l’arbusto del Paradiso, ma anche con ostie non consacrate, come raccontano le fonti documentarie in nostro possesso. Inutile sottolineare come la mela richiami il frutto proibito, simbolo del peccato originale di Adamo ed Eva, redento successivamente dall’albero della vita nel mistero della sua incarnazione per Passione.
Nell’inverno del 1858 la raccolta della frutta fu decimata da una siccità eccezionale: fu proprio in quella occasione che un soffiatore di vetro di Goetzenbruck ebbe la brillante idea di soffiare delle palline di vetro per ovviare alla scarsezza fruttifera e non privare così i bambini dell’allegria di un bell’albero di Natale. E le mele rosse? Finirono nel cesto della matrigna di Biancaneve…
Francesco Polopoli


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