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10 novembre 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Qualche buon raccomandato… »


Non è un fenomeno di etichetta italiana: accompagna i piccoli e i grandi uomini da secoli un po’ ovunque. Un esempio?
Praga: correva l’anno 1907, un autunno come questo, non freddissimo, potremmo dire!

Un 24enne boemo è in cerca di primissima occupazione: invia curriculum a destra e a manca, senza risparmiare velleità da capogiro. Nel suo mirino persino la sede ceca delle Assicurazioni Generali, compagnia triestina che, ai tempi, era colonna del sistema finanziario dell’Impero Austro-ungarico, pensate un po’!
«Sono nato il 3 luglio 1883 a Praga; ho frequentato fino alla quarta classe la Altstädter Volksschule; sono entrato poi nell’Altstädter deutsches Staatsgymnasium; a 18 anni incominciai gli studi alla deutsche Karl-Ferdinands Universität di Praga. Dopo aver dato l’ultimo esame di stato, il 1° aprile 1906, entrai come praticante nello studio dell’avv. Richard Löwy, sull’Altstädter Ring. In giugno diedi l’esame storico rigoroso e nello stesso mese ottenni la laurea in legge. Come avevo subito chiarito all’avvocato, ero entrato nel suo studio solamente allo scopo di impiegare il mio tempo, perché già in principio non era mia intenzione di rimanere nell’avvocatura. Il 1° ottobre 1906 iniziai la pratica giudiziaria, che terminai il 1° ottobre 1907».

Sono queste le parole di Franz Kafka che, complice una piccola spintarella da parte di suo zio Alfred, convince la compagnia e viene assunto.
Inizia in questo modo la carriera impiegatizia di una delle più grandi penne del XX secolo: favorito per raccomandazione, proprio così, con un pizzico di scandalo, mi verrebbe ad aggiungere!
Una precisazione: nel questionario che compilò poco dopo la presentazione del suo curriculum, lo scrittore dichiarò di conoscere tedesco, ceco, francese e inglese, ma di essere “fuori esercizio in queste due lingue”. Insomma, una piccola schiappa!
Comunque, poco gli è bastato per superare questo gap e raggiungere il top: nella scrittura non toppò di sicuro, senz’ombra di dubbio! La sua produzione, infatti, parla da sé in tutta Europa ed in tutte quelle lingue che lo fecero proprio, pur non avendo avuto il pregio di essere da lui masticato. Benché guidato finì col guidare le generazioni future: la coniugazione della sua carriera è decisamente attiva, mentre tante nostre generazioni sono ferme ad una passività da far paura. Ci pensa papà, ma fino a quando, se in saccoccia non c’è scorta di talenti? Quelli, il nostro Ceco, che non era orbo, li ha trasformati in doti: urbi et orbi, come nelle solenni benedizioni pontificie. Universalmente riconosciuto: e non è poca cosa!

Francesco Polopoli


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