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6 ottobre 2019

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Quel Santo mese di Ottobre… »


Intanto, è un mese giallo-rosso, per i colori predominanti del nuovo paesaggio stagionale: se lo dovessimo considerare in termini di tifoseria, sarebbe sambiasino, ma a scanso di equivoci campanilistici, per sospetti di partigianeria da parte dello scrivente, forse è meglio inquadrarlo come romano. Ergo, è «caput mundi»… questo primissimo «introitus» autunnale! A dire il vero, rimanendo sul filone cromatico, è anche Garibaldino nella memoria risorgimentale: il 2 Ottobre 1860, infatti, si chiuse la battaglia di Garibaldi contro l’esercito Borbonico. Per inciso, la conquista del regno delle due Sicilie da parte dei Mille venne facilitata dall’intervento del patriota salentino Liborio Romano e da migliaia di gente meridionale che appoggiò cotale impresa. Comunque, ciò che qui voglio sottolineare è che questa colorazione torna sempre o in modo oppure in un altro! Una curiosità: Ottobre non godrebbe di una buona presentazione estetica, se fosse personificato. Come mai, direte! Dice un adagio «Ottobre è quasi matto, ma nessuno gli fa il ritratto»; oh Dio, nel vedere l’Autunno di Giuseppe Arcimboldo, non ci sbaglieremmo di molto, mi sa!

L’Autunno, quadro del 1563, è rappresentato come un uomo dai lineamenti alquanto grossolani: la faccia è formata da pere e mele, visibili in particolare sulla guancia e per il naso; il mento è un melograno, mentre l’orecchio, un fungo, regge un pendente a forma di fico. Le labbra e la bocca sono costituite dal riccio della castagna, laddove la peluria del viso è tutta una granaglia. La capigliatura è composta esclusivamente da uve e viti, alla cui sommità si trova una bella zucca, quasi prefiguratrice di Halloween. Sembra proprio un uomo agghindatosi da un fruttivendolo, per riderci sopra! Avrà confuso l’erbarolo per il titolare di Zara, ahi ahi ahi!

Tuttavia, scherzi a parte, è il mese più sacrosanto dell’anno: perché? Diamo un’occhiata ai proverbi popolari per farci un’idea di come sia un piccolo calendario devozionale, altro che brutto, allora!

A S. Francesco (4 ottobre) arriva il tordo e il fresco.
Per S. Reparata (8 ottobre), ogni oliva è inoliata.
Se piove per S. Gorgonio (9 ottobre), tutto ottobre è un demonio.
Per S. Teresa (15 ottobre), semina a distesa.
Per San Gallo (16 ottobre), para via e non fai fallo.
Da San Gallo (16 ottobre) ara il monte e semina la valle.
O molle o asciutto, per S. Luca (18 ottobre) semina tutto.
Per S. Simone (28 ottobre) il galletto si fa cappone.
Per S. Simone (28 ottobre) la nespola ripone.
A San Simone il ventaglio si ripone.

Quanta sapienza popolare si mescola con la devozione; oggi, invece, vige il lessico dell’osteria: quante ce ne beviamo, diventando liquidi, purtroppo!

«O’zapft is!»
Traduzione: «È stappata!»
(Frase di apertura dell’Oktoberfest,
pronunciata ogni anno dal sindaco di Monaco
dopo lo stappo della prima botte)

E noi facciamo un bel botto, dimenticando tante altre cose, senza voler demonizzare, con questo, il noto festival bavarese. C’è altro: tutto qui…
Francesco Polopoli


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