imagesshakespeare
12 maggio 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Shakespeare pareggia con Cicerone. Anzi, al rigore… »


La letteratura entra nelle case di tutti grazie al canale linguistico: non è mai in stand-by, bussa quotidianamente al numero civico di ogni abitante, per farsene dimorare. Un esempio? Prendiamo William Shakespeare, uno dei più grandi autori del panorama europeo! Di lui sono rimaste vivi dei costrutti, che bastano da soli a fare pubblicità promozionale a tutta la sua produzione letteraria, ogniqualvolta si pronunciano. Chi di noi non ha mai detto “Tutto è bene quel che finisce bene”? Beh, è il titolo di una delle sue opere, composte in età giacomiana: All’s well that ends well.

E se volessimo continuare, l’elenco potrebbe farsi ancor più copioso: “quel che è fatto non può essere disfatto” per Lady Macbeth suona invece come “ciò ch’è senza rimedio, non val che ci si pensi più di tanto: quello che è fatto è fatto”; “rompiamo il ghiaccio” esce fuori dalla Bisbetica domata “che se voi rompete il ghiaccio, e compite questa impresa di prendervi la maggiore, e lasciar così libera per noi la seconda”, per non parlare, poi, di fair play o di e foul play (“gioco sporco”), più volte utilizzate da lui, fino ad essere diventate oggi le espressioni più globalizzate dell’etere. Insomma, toc toc, che significa tutto ciò? Anche questo è shakespeariano, perché è un modo onomatopeico, che si trova nel Macbeth, all’inizio della terza scena del secondo atto, sia pur nella forma “Toc toc, chi va là?”.

Ma tutti questi neologismi sono solo anglicismi allo stato puro? Assolutamente no… Mi preme ricordare che il noto drammaturgo frequentò “illo tempore” la King’s New School e che lì avrebbe avuto modo di apprendere anche il “nostro sacrosanto latino” insieme ai classici della letteratura, benché sottoposto a frequenti punizioni corporali, come capitò, del resto, in tempi più remoti, ad Orazio con il maestro Orpilio. Per la cronaca, dicono che, allora, le lezioni erano impartite sei giorni alla settimana: cominciavano alle sei o alle sette di mattina per continuare fino alle undici, e, dopo una sosta per un fast food, riprendevano all’una per poi concludersi alle sei di sera. Peggio di Hokkaido, potremmo dire! Poi si sposò, e disse di essersi salvato: cosa che oggi è diventato demodé dichiararlo, quasi fosse retrò. E da lì cominciarono i suoi guai ma non per ragioni familiari: perché, direte!? Del 1592, ad un secolo dalla scoperta dell’America, è infatti la testimonianza del “rivale” Robert Greene che, in un passo del suo A Groath’s Worth of Wit bought with a Million Repentance (“Un soldo di spirito comprato con un Milione di pentimento”), noto anche come Groatsworth of Wit, lo attacca accusandolo di arrivismo:
“C’è un nuovo venuto, cornacchia presuntuosa rimpannucciata con la nostre penne, con un cuore di tigre nella pelle di un attore, che si pretende di essere capace di snocciolare un verso sciolto come il più bravo tra di voi; e per di più, essendo un Gianni Tuttofare, s’è messo in testa d’essere l’unico Scuoti-scena del nostro paese”.

Chiaro a tutti il gioco di parole che Greene fa storpiando in “Scuoti-scena” (“Shake-scene”) il nome Shakespeare, che vuol dire “Scuoti-lancia”. Insomma, l’affondo è fatto perché il nostro Grande Scrittore sarebbe un factotum! Ancora con questo benedetto latino, mi direte?! Proprio così, non abbiatemene! E lui come risponde alla provocazione? Con la lingua antica che, nella sua essenzialità laconica, è molto più atomica, da sempre.
Cucullus non facit monachum
(L’abito non fa il monaco)
Che è come dire: mi appioppi una cosa che non c’è? Non fa nulla: si attacca al guardaroba di tutto ciò che non si veste. Perciò tutte queste cose dette sono disfatte con buona pace della malizia dei disconoscimenti: senz’alcuna gamba tesa, ma col braccio proteso di Shakespeare che immagino con un bel cicchetto fare un bel prosit al suo detrattore:
Quando Sol est in Leone, bibe vinum cum pistone.
Quando il sole è in Leone [segno zodiacale], bevi il vino col pistone [a garganella].

Alla luce di ciò, malgrado l’inglese impazzi un po’ dappertutto, come dichiarare il pareggio tra le due lingue? A rigor di logica, senza ricorrere ai calci di rigore, a spron battuto, avrebbe la meglio lo stile ciceroniano: senz’ombra di dubbio, direi! Ubi maior minimus cessat!
E dico volutamente “Minimus” in ossequio ad una grammatichetta bilingue (latino-inglese) in cui la lingua albionica, idealmente, si fa seconda ad una tradizione acclarata nel superlativo di umile diminuzione. Very well!
Francesco Polopoli


Leggi anche...



News Lamezia e lametino
Lamezia Terme e la vera storia di Sant’Eufemia

La Chiesa cattolica ricorda il 16 settembre Eufemia da Calcedonia, santa greca antica, giovane...


News
Scuola: quanto spendono gli italiani. Diminuisce...

Giunti ormai agli sgoccioli della fase finale delle vacanze estive, è arrivato il momento di...


News Lamezia e lametino
Lamezia Bene Comune: «Bene percorso “Costituente...

Prendiamo atto positivamente dell’avvio del percorso del Meet Up 5 Stelle lametino di una...


News Calabria
Greentour: Pentone aderisce all’iniziativa,...

Pentone aderisce al Greentour, l’iniziativa che arriva da Torino: in contemporanea con la...