Murale opera di Tvboy
14 aprile 2019
Murale opera di Tvboy

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Socializzando… »


Si socializza al lavoro, nello spogliatoio della piscina, ai colloqui dei figli a scuola, in treno, nella sala di attesa del medico, in fila in banca, dal gommista, o quando si porta fuori il cane.

Ma sarà proprio vero? Mi lascio, a questo punto, irretire dalla rete, che spesso non dà agio di farsi irritare: e già che ci sono trovo pure bell’e pronto il tema della discussione, che bellezza! Beh, intanto fare amicizia è tutt’altra cosa che socializzare (mettiamo i puntini sulle i in partenza!) ma non per questo l’occasione di divenire duali porta con sé il verbo dell’impossibilità: essere dualisti è contro natura, credo!

E’ pur vero che in mezzo a tanti torpedoni coatti con destinazione “qualunque meta” o a talune associazioni dissocianti il clima socievole risulta un po’ difficile, anzi, si resta in mezzo, a metà di se stessi, peggio di come si è partiti, senza parlare, poi, di tutte quelle parole da protocollo cui siamo usi per essere “gentili e cortesi”, ma solo per circostanza (già che ci siamo sono aggettivi, quelli, da mettere al bando, perchè “gente” e “corte”, alla loro radice, fanno risalire un senso di generalizzazione e di incolore cerimonia: perciò, via!!!).

Cosa fare, allora, per socializzare veramente? Familiarizzare con se stessi per prepararsi al prossimo, rendendoci disponibili in tutto ciò che ci compone con il prossimo senza decomporci. Sarà difficile: ci sta, ma tentar non nuoce! Non ultimo prepararsi alla sfida, che implica in sé e negli altri, di trovare l’antipatico di turno, il cavaliere meno attraente, l’impacciato o l’egocentrico che sa pensare solo ai propri passi di danza.
Anche questo ci può stare senza negare con ciò l’evento di tanti altri incontri. A proposito, spesso uno scontro può diventare inizio di una nuova amicizia: quindi, mai, assolutizzare e cristallizzarsi! Ce lo insegnano i Classici da sempre: Seneca, ad esempio, ben convinto che “avere amici tutti sarebbe faticoso: è sufficiente non averli nemici”, continua dicendo che “nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla”. Senza tema di smentita, credo che questa sia la “retta via” da seguire. Chi ben comincia, dantescamente parlando, allora, più che a metà dell’opera, è “nel mezzo del cammin”. Che ne dite?


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