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28 giugno 2020

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Stranezze da scienziati… »


A volte ce li immaginiamo monumentali: inossidabili, pure, in tutte le loro azioni. Eppure il loro umano non è così lontano dalle nostre stramberie: sul piano delle azioni, beh, non possiamo dire allo stesso modo ma ci accontentiamo. La parità algebrica ha qualche sottrazione: non fa nulla, però!

Isaac Newton (1642-1727), per Carl Friedrich Gauss, altro luminare, detto per inciso, era il Summus, cioè il Sommo matematico, per estensione assoluta. Pensate che doveva essere, allora, al confronto! Del resto, persino il suo epitaffio lo eternizza con queste parole “Let mortals rejoice that such and so great at ornament to human kind has been” (trad.: “possano i mortali gioire del fatto che un così grande ornamento dell’umanità è esistito”). Quando penso a questo straordinario uomo ho l’impressione di risentire l’eco foscoliano:
Onde all’Anglo che tanta ala vi stese
Sgombrò primo le vie del firmamento…

La metafora dell’ala dell’ingegno colpisce per la sua evidenza icastica: un artificio retorico ad hoc per rappresentare colui che formulò la legge di gravitazione universale. Su di lui, tuttavia, circola un’aura affascinante di leggendarietà: uno dei primi aneddoti lo racconta Voltaire, ad esempio. La mela che cadde sulla sua testa e che tra l’altro diede inizio al concepimento del concetto di gravità, giusto per capirci: proprio il frutto del bene e del male, pensate un po’, che cosa divina! Ci sono tanti altri spetteguless: roba da far girare i Lumi della ragione! Era un grosso distrattone: quando si ritrovava assorto nelle sue riflessioni matematiche, era capace di estraniarsi da tutto, anche dai suoi bisogni primari, tanto che, saltando i pasti, fece ingrassare il suo gatto, mentre lui finì ammalato. Con un tipo come lui era difficile pensare ad una love story: prevedibile, direi!

Meglio gli animali domestici (perché lo lasciavano impegnato), mentre loro sguazzavano nelle loro cose, eccezion fatta per Ares, che era una gatta da pelare come felino domestico, già! Fu lui, dicono, ad indurlo a creare il primo prototipo di gattaiola (piccola apertura posta sul fondo dei portoni, comunicante con l’esterno). Tante nostre rughe lametine a questo punto, sono newtoniane, allora! Chi non rammemora i buchi (coperti da sassi) ai lati dell’uscio delle dimore storiche della nostra cittadella?

E noi lametini d’ora in avanti graviteremo sempre più intorno a questo Gigante: ogniqualvolta, sulla soglia di una casa, sarà presente un piccolo pertugio, rievocheremo il suo percorso di studi che è stato, vita natural durante, un grande scavo di curiosità. Magari da cosa nascerà cosa…perché non metterlo in conto?
Francesco Polopoli


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