alfabeto-font
19 aprile 2020

Blog

L’Editoriale di Francesco Polopoli «Sui soprannomi: come richiamarsi chiamandosi…»


Non basta l’anagrafe civile: da adulti ci battezziamo con nomignoli ed appellativi di estrazione diversa.

Lo abbiamo appreso da Scipione, nel mondo romano, ma basta guardarsi intorno, in questo doppio 20 di Millennio, per comprendere come il fenomeno sia folkloristicamente un bel pasticciaccio contemporaneo. Nessuno Stato ne è immune, facciamoci caso! Perfidamente transoceanico, persino questo, quando ad alimentarlo sono i talk-show o le tribune politiche.

Trump è noto, ad esempio, per capacità di affibbiare soprannomi alquanto irridenti, lui che è stato battezzato “Deranged Donald” (“Donald il folle”) da George Conway, della serie chi la l’aspetti! Da “Crooked Hillary” (“Hillary la corrotta” Clinton) a “Lying Ted” (“Ted il bugiardo” Cruz), “Crazy Bernie” (“Bernie il matto” Sanders), Little Marco” (“Il piccolo Marco” Rubio) e da ultimo, “Sleepy Joe” (“L’assonnato Joe” Biden, ultimo sfidante dem alla Casa Bianca in ordine cronologico) il Presidente degli Usa si è prestato al ruolo del simpaticone di turno, mentre il menu onomastico non si è dimostrato assolutamente digiuno, vero!?

D’altronde tutto quest’ambaradan è un uso che non è nuovo alle nostre orecchie, già da tempi non recenti: anche nei club artistico-letterari era una consuetudine ufficiosamente regolarizzata, eccome!!!A scopo dimostrativo, i soci dell’Accademia degli Affaticati, a Tropea, avevano tutti un distintivo, ossia un nome particolare che li distingueva. Ne cito alcuni: Pasquale Galluppì era detto il Furioso o anche il Timoroso, Alessandro Pelliccia il Precipitoso, Andrea Colace l’Attento, Beatrice di Francia la Sagace, Domenico Braghò l’Instabile, Felice Toraldo l’Arrossato, Luigi Barone l’Ansioso, Tommaso D’Aquino l’Affannato, Raffaele Paladini il Pronto, Francesco Polito il Sospeso, il can. Don Giuseppe Scrugli l’Ingegnoso, Gaetano Ruffa l’impetuoso, Goffredo Fazzari il Restio, Gaetano Massaia il Subitaneo, Gaetano Raponsoli il Placido, Silvia di Francia la Riflessiva, il Generale Nunziante il Coraggioso.

Intanto, prima di procedere avanti, senza indurre nella tentazione dei fraintendimenti, chiariamo sin da subito che il soprannome non è uno pseudonimo: quest’ultimo è un nome fittizio di persona (dal greco ψευδής/ψευδές, pseudès “falso”, e ὄνομα,ónoma “nome”) usato in sostituzione del proprio vero nome, come il nickname, la cui genesi mediatica è nella mente di chi se lo sceglie, senza che qualcuno lo abbia fatto al posto suo.

Qui sta la differenza, e non è poco! Nel sangiovannese, capitale della Sila bruzia, come mi fa attestare l’amica Maria Elena Talerico, moglie del vicario dei Licei, Fausto Stranges, cui sono legatissimo per amicizia, il tessuto sociale si riconosce per tanti epiteti aggiuntivi: Failla, Machinella, Pumaroru, Fraddiavulu, Cristarella, Vammara, Carrafune, Surachella, Cipullaru, Cursune, Rizzu, Ciritombula, Pignata, Spaccacinnara, Paperella, Castagnella, Tizzune, Sardavecchia.

Anche a Napoli non si scherza, a fare un altro confronto meridiano: basta dare una scorsa ai necrologi che li riportano a mo’ d’identificazione, senza equivoco di dileggio, assolutamente! Persino a Lamezia, senza tagliarla fuori da questa modesta riflessione: uno è quello di Donna Popa, la Fenarete socratica della nostra piana. Da quanto ho avuto modo di comprendere, promettendomi in futuro di poterli decodificare e classificare, se possibile, il soprannome è il nome di un individuo (intra moenia), del tutto indifferente all’apparato burocratico dello Stato (extra moenia), per essere riconosciuto dal quale bisogna avere l’altro nome, quello ufficiale dell’anagrafe, punto e basta.

Le credenziali d’indicazione personale in tante realtà del nostro Sud si trovano un bel titolo aggiunto: e quello è un marchio di riconoscimento, non una lettera scarlatta. Tuttavia, alcuni di essi non è che siano tante belle espressioni dantesche, a leggerseli! Pazienza! Ci accontentiamo: Plauto ci insegna che l’arte comica ha il potere di cementare la comunità.

Il riso frizzante, che ne esce fuori, sta a mille miglia dall’offesa: oggigiorno, al contrario, i termini soprannominali sono più derisori ed hanno lo scopo di vestire di Sgarberie l’interlocutore di destinazione. Questo purtroppo capita in tutte quelle situazioni in cui le argomentazioni risultano povere di contenuti e piene di livore. Nutrimenti e veleni dello spirito: spiritosi!? Spiritati, se mai! Poveri loro, la montagna delle beatitudini è assai lontana…

Francesco Polopoli


Leggi anche...



News Calabria
Zibibbo di Calabria sulle pagine del New York...

"Non ricordo di aver visto lo zibibbo da nessuna parte", ha scritto il noto critico Eric...


News
Fase 3. Bonus 600 euro: le novità

Novità sul bonus da 600 euro introdotto per tamponare le conseguenze economiche...


News
Decreto liquidità. La resistenza delle banche...

“Dall’entrata in vigore del Decreto liquidità ad oggi, nonostante denunce, proteste e...


News Calabria
Almeno il 70 % degli stagionali a casa...

Senza soluzioni strutturali per il sostegno al reddito sarà un’estate da incubo per gli...