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15 settembre 2019

Copertina

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Togo… Il bisillabo di un complimento lametino»


Spesso mi sono chiesto le ragioni sottese ad un termine che, senza tema di smentita, è forse quello più inflazionato nel nostro modo di dire, benché sia anche generalizzato ad altre aree extra-lametine, da Nord a Sud, isole comprese!

Non nascondo che il ricordo immediato che mi si porge, come composizione etimologica, sia quello di «toga», termine che, ad onor del vero, si presta a più voci semantiche: a) Veste degli antichi Romani, che si portava sopra la tunica e arrivava fino alle caviglie, costituita da un ampio telo di lana, generalmente bianco, che si avvolgeva con drappeggi in modo da lasciare completamente scoperto il braccio destro e coperto il sinistro, di cui rimaneva libera solo la mano; b) Nella Repubblica di Venezia, abito maschile, con maniche, indossata dai senatori (t. rossa), dai magistrati, dai nobili e dai medici (t. nera) dal sec. 14° al 18°. c.; C) In età moderna, mantello nero aperto sul davanti, con maniche molto ampie, indossato dai magistrati e dagli avvocati in tribunale, nelle udienze (e anche dai professori universitari in alcune cerimonie ufficiali.

Ora, alla luce di tutto ciò, è inequivocabile il significato di eleganza: tuttavia, il «togo», di cui stiamo parlando, in questa sede, è molto più universale come uso: a misura d’uomo, potremmo dire, ed anche a furor di popolo, decisamente! Insomma, non si può dire di esso che sia di ambiente settoriale, assolutamente no! Credo sia più plausibile, invece, l’ebraico ṭōb o l’antico tedesco tugan, “buono, eccellente, acconcio” a giustificazione intrinseca di questo vocabolo d’uso popolare. Lo confermano, tra l’altro, limitatamente alla prima delle due radici succitate, sia Devoto Oli che De Mauro, malgrado Zingarelli insista sulla forma maschile di toga, collegandosi alla magnificenza della sopravveste, che ricorderebbe, per parallelismi, l’accezione magnificente di togo. Io credo che la togaggine abbia, dalle nostre parti, un’accezione molto più polisemica, almeno nelle sfumature, che la può far appaiare, come artificio retorico, ad un climax ascendente: proprio così! Presentabile, adeguato, appropriato, confacente, conveniente, corretto ed opportuno: una stringa elevata al meglio; utilizzando il lessico del poker, un bel Jolly, già!

Togo, senza voler fare pubblicità, concludendomi, è anche il nome di un “biscotto-bastoncino ricoperto al cacao”, in commercio dal 1970 e prodotto da Pavesi: sicuramente, il marchio rimanda all’Africa per la materia prima, ma avrà giocato pure l’espressione dialettale piemontese, usata per dire “eccezionale!”, che è il significato sintetico di tutta questa piccola dissertazione.

Francesco Polopoli


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