Alessandro Manzoni in un disegno di Tullio Pericoli
21 giugno 2020
Alessandro Manzoni in un disegno di Tullio Pericoli

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L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Un Padre della letteratura ma non un buon papà… »


È una paternale che potremmo rivolgere a Manzoni senza alcuna tema di smentita, proprio così! No so dire se la genialità “letteraria” lo abbia reso freddo e scostante nei rapporti con i suoi figli: rischierei di essere apodittico con un giudizio del tutto parziale.

Quanto so è che alcuni di loro gli hanno creato non pochi problemi: Enrico, ad esempio, da ludopatico, diremmo oggi, si ridusse a chiedere sostegno economico al padre per debiti al gioco, mentre Filippo dilapidò gran parte del patrimonio, rischiando persino il carcere. Che dire della figlia Matilde, affetta da tubercolosi? La fanciulla, con il cuore alla speranza di un padre che potesse, quantomeno, starle accanto, le scrisse: “Oh, mio caro babbo, sogno di essere fra le tue braccia e di stringerti fra le mie”. E lui? Omissivo nelle risposte, da non crederci!

I rinvii del poeta continuarono malgrado la figlia insistesse: “papà mio venerato e tanto caro, Dio solamente sa quanto soffro in questo letto” o ancora “caro papà, sono mesi che non mi scrivi, e non immagini che cosa possa essere per me una riga tua… Tutte le mattine aspetto l’ora della posta proprio con smania, e mi dico sempre, oggi certamente avrò una lettera, e invece nulla… tutti i giorni”.

L’epilogo possiamo immaginarcelo da soli, ahinoi! Si rividero certamente agli alberi pizzuti, all’altro mondo, che tristezza! E di Pietro, invece!? «Il giorno 21 Luglio alle 7 del mattino, la nostra cara Enrichetta mi ha regalato un bel maschietto appunto il giorno della mia stessa nascita e nell’istessa casa di mia nascita».

Chi scrive è Giulia Beccaria, sua madre, nel ricordare la nascita di Pietro che lei (nonna) chiamerà Pedrino o el Pedrin. Anche con lui fu baruffa, dopo la morte della seconda moglie: della serie quando si fa la suocera al maschile, che è cosa ancor più terribile! Il figlio nel 1846 sposò una ballerina di fila della Scala di Milano e fu il ’48, una Rivoluzione, cioè, perché non era assolutamente d’accordo! Eppure la nuora (una velina, per lui!) fu una personcina deliziosa: incassò e basta; oggi il verbo sarebbe diverso con il segno di Zorro al posto delle due sibilanti, eh sì!

Un aneddoto curioso è riportato nella “Dispensa di casa Manzoni” di Riva: «Un giorno che erano usciti, arrivati alle porte del Broletto, il Manzoni si fermò a prendere i dolci in una vetrina di pasticcere. Faceva sovente così, essendo ghiotto, come un ragazzo di dolciumi. La nuora, che conosceva i padroni della bottega fin da quando era ballerina, volle entrare a salutarli e presentare enfaticamente il Manzoni con queste parole: “Mio suocero, don Alessandro Manzoni, autore del celebre romanzo: ‘I promessi sposi’.

Alessandro Manzoni questo chiarimento un po’ superfluo stette così sbigottito che non seppe dire parole, neppure il famoso “si figuri” e andando a casa non disse una parola. Si apprese poi cogli intimi con la strana presentazione e quando era di buon umore si presentava da sé agli intimi colle stesse parole della nuora». «‘Nu pocu nascutìallu», diremmo in dialetto: fortunatamente, qualcuno, come in questo caso, «cci avìa appuràtu ‘u debuli», meno male! Ad ogni modo, nessuno è perfetto: quando penso alle famiglie sulla graticola, mi esonero dal considerarle storie contemporanee. Le pagine della letteratura non ne sono immuni persino con coloro che riteniamo Giganti, senza per questo volerli sminuire, ci mancherebbe: trascurarlo, a mio avviso, sarebbe un peccato di pensieri, parole, opere ed omissioni. Ed io lo confesso…
Francesco Polopoli


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