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2 agosto 2020

Blog

L’Editoriale di Francesco Polopoli: «Un’estate al mare (Nostrum)»


Non è il brano musicale della voce eterea di Giuni Russo, né tantomeno l’omonimo film commedia dell’anno ottavo del secondo millennio o il romanzo di Giuseppe Culicchia. In realtà è un dire stop ai ciak o ai libri da click h 24: agosto ci prepara alle ferie nel mese più romano che ci possa essere, se non altro perché a cavallo della sua mensilità erge superbamente il superbo Augusto, Principe di un mondo globale, totalmente diverso dal nostro.

Ergo, relax, che è parola apparentemente albionica, dal momento che proviene dal latino relaxare “allentare, distendere”: dove trovare linfa per il nostro domani settembrino!? Dal paesaggio, senza goderselo di passaggio, ovviamente! La Calabria, terra d’ogni bene, alla greca, ci offre un gran belvedere nel Cuore del Mediterraneo: Tirseno, nato da Eracle e da una “donna della Lidia”, ed Io, figlia di Inaco, amata da Zeus in forma di giovenca, per essere poi perseguitata da Era, alla quale sfugge, attraversando a nuoto un bel lembo di mare, sono due tra i tanti miti a nostra disposizione, per potersi specchiare nel regno della beltà più eterna.

L’erculea Tropea, la bronzea Rhegium, la sirenica Lamezia, la draghiforme Caulonia, l’olimpionica Crotone, la canora Bagnara, la misterica Scilla sono alcune di quelle tante nostre realtà capaci di porgerci storie e narrazioni nel linguaggio sotterraneo di quelle piccole emozioni, che sono tanto più vere quanto più sotto-taciute.

Apprezzo ultimamente tutti quei facepost estivi, con uno stralcio di commento come lacerto di idea, ma non perché siano privi d’inventiva, anzi, al contrario, perché predispongono lo sguardo ad una fruizione non condizionata di chi sa coglierlo, mentre, fuori, tutto quel mondo meridiano, fatto di lavande, girasoli e paradisi archeologici, sembra seguire i versi delle Corrispondenze baudelairiane: «La Natura è un tempio dove incerte parole / mormorano pilastri che sono vivi, / una foresta di simboli che l’uomo / attraversa nel raggio dei loro sguardi familiari. / Come echi che a lungo e da lontano / tendono a un’unità profonda e buia / grande come le tenebre o la luce / i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi».

Come dice il poeta maledetto tutto ciò basta a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi, senza richiedere pagine stampate, quando ciò che scruti è l’arte silenziosa ed orante del sublime e direi che è tutto. Sottovoce il Bello sta sotto gli occhi di ognuno: una parola in più romperebbe l’incanto! Del resto le fiabe ci insegnano che le streghe con i loro incantesimi fanno fracasso ma non memoria, proprio così! The sound of silence….

Prof. Francesco Polopoli


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